Il cattocomunista italiano, quando si parla di Israele, con un occhio finge di vedere i missili su Tel Aviv, con l’altro sceglie di restare cieco davanti ai tunnel di Hamas. Da un lato predica pietà per Gaza, dall’altro è un fascista in purezza quando invoca il boicottaggio degli ebrei. Da un lato si veste da altruista, dall’altro è un classista di prim’ordine che decide chi merita diritti e chi no. In sostanza, è la contraddizione vivente in tutto quello che fa. E quanto a tolleranza e dialogo, ha il busto di Mussolini al posto del cuore, solo che stavolta lo copre con la kefiah.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...
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