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SCONFITTE ANNUNCIATE

Di chi è la colpa se la sinistra continua a perdere? Di chi l’ha resa irriconoscibile. Di chi l’ha trasformata da forza popolare a club di privilegiati, da motore di riscatto a macchina ideologica. E soprattutto: di chi ha scelto di difendere l’indifendibile solo per andare contro il nemico di turno. Dalla Palestina all’Iran, dal finto pacifismo al nuovo antisemitismo, ecco perché milioni di elettori – anche storici – stanno voltando le spalle. Difendere Hamas “per solidarietà” È il capolavoro dell’ipocrisia: si dice di lottare per i diritti, ma si difende un gruppo terrorista che opprime donne, perseguita omosessuali, militarizza scuole e ospedali. Se fosse un regime cristiano e bianco, la sinistra ne chiederebbe l’embargo. Ma Hamas è “resistente”, e quindi tutto è giustificato. Anche i bambini armati. Femminismo selettivo (versione sparita) Per le donne iraniane, afghane, arabe? Silenzio. Niente convegni, nessun flash mob. L’Occidente progressista chiude gli occhi pur di non sembrare “islamofobo”. Ma così ha abbandonato milioni di donne che lottano – davvero – per i diritti fondamentali. Inclusività repressiva La nuova sinistra parla di libertà, ma ti cancella se non ripeti lo slogan corretto. Chi difende le donne biologiche è transfobico. Chi denuncia l’immigrazione incontrollata è fascista. Chi osa difendere Israele è colonialista. Non è progresso, è una nuova forma di censura. Ecologismo da passerella Transizione sì, ma non a colpi di proibizioni ideologiche. Mentre vietano auto e caldaie ai lavoratori, i leader “verdi” volano in jet, investono in litio africano e firmano bonus ecologici inapplicabili. La sinistra che parlava di “terra” è finita a parlare solo di “carbon credit”. Pacifismo filorusso L’ossessione anti-NATO ha partorito un pacifismo selettivo. Niente condanne a Mosca, nessun appoggio reale all’Ucraina. Solo “cessate il fuoco”, “negoziati”, “non provocate Putin”. La guerra imperiale va bene, purché non sia americana. L’antisemitismo del terzo millennio Chi critica Israele è legittimo. Chi nega il suo diritto a esistere, che riscrive la Shoah o giustifica il 7 ottobre… no, non lo è. Eppure oggi la sinistra ha aperto le porte a un antisemitismo mascherato da “diritti umani”. Una mutazione inquietante, che isola chi difende il popolo ebraico. Popolo? Solo se radical chic La sinistra parlava di periferie. Ora ci passa col SUV. Difende migranti e ONG, ma ignora chi vive accanto ai centri di accoglienza. Snobba gli operai che votano a destra, e chiama “populismo” il disagio sociale. Così perde territori. E voti. ONG, convegni e supercazzole La sinistra non è più partito, ma network di fondazioni, attivisti stipendiati e laureati in “diritti globali”. Parla in inglese, scrive report, cambia i pronomi… ma non cambia una vita. Sa tutto di Palestina, ma non sa indicare Rocca di Papa su una mappa. Conclusione: il conto è servito Oggi la sinistra occidentale: combatte il colonialismo… ma difende teocrazie armate parla di “pace”… ma dimentica gli ostaggi predica giustizia… ma censura le opinioni scomode E mentre la destra cresce – perché ascolta, osserva e intercetta rabbia e concretezza – la sinistra si chiude in convegni, tweet e accademia. Il risultato? Perde voti. Perde credibilità. E perderà ancora.

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