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L'ODIO IN GIACCA E CRAVATTA

Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492. L’eleganza dell’espulsione Spagna. Isabella e Ferdinando. I Re Cattolici. La cristianità trionfante. La croce sopra ogni porta. E gli ebrei? Fuori. L’editto di Granada li caccia tutti: convertiti o sparite. Niente urla. Niente fucili. Solo pergamene con sigilli reali, lettere col timbro, vescovi con l’anello. Chi resta viene bruciato. Chi non si converte viene torturato. E nessuno ha detto niente. Perché l’Inquisizione era giusta. Perché la Spagna era “perbene”. 1933–1945. I tecnocrati del massacro I nazisti? Certo. Colpevoli. Ma chi ha reso possibile l’Olocausto sono stati i milioni di cittadini rispettabili. I funzionari con la cravatta. Gli insegnanti che spiegavano “l’ebreo degenerato”. Gli operai che costruivano i treni della morte. I medici che facevano esperimenti su neonati. I banchieri che espropriavano conti correnti “non ariani”. Non erano belve. Erano impiegati, colletti bianchi, brave persone. Sapevano tutto. Ma non avevano “nulla da eccepire”. Italia, 1938. Fascismo col sorriso Le leggi razziali non le ha scritte Hitler. Le ha firmate l’Italia dei salotti. Il Re le ha approvate. Gli accademici le hanno difese. I giornali le hanno giustificate. Un intero popolo che, pur sapendo, ha guardato altrove. Studenti cacciati. Professori umiliati. Negozi ebraici chiusi. Professionisti radiati. Poi deportati. Poi uccisi. E gli italiani? Aperitivi. Processioni. Famiglie al mare. Francia, 1942. L’aristocrazia della vergogna Velodromo d’Hiver. Parigi. La polizia francese raduna oltre 13.000 ebrei, 4.000 sono bambini. Li chiude lì, senza acqua né cibo. Poi li carica sui treni per Auschwitz. Non fu un ordine tedesco. Fu Vichy. Fu la Francia stessa. Quel Paese illuminato, colto, repubblicano. Li ha rastrellati uno a uno. Con precisione. Con efficienza. Con “civiltà”. Il male elegante di oggi Oggi non ti dicono “morte agli ebrei”. Ti dicono: “Israele esagera”. Non dicono: “sono terroristi”. Dicono: “sono resistenti”. Usano parole come “genocidio” per attaccare chi si difende. E mai, mai, per condannare chi ha cominciato. Mai per Hamas. Mai per Hezbollah. Mai per chi manda un ragazzino a farsi esplodere. Il tutto con toni misurati, podcast eleganti, articoli pieni di “sfumature”. Sono quelli che dicono “non sono antisemita, ma…” E poi vengono fuori col solito ritornello: “Gli ebrei comandano tutto”. “Ora fanno agli altri ciò che hanno subito”. “La Shoah non può giustificare l’occupazione”. E giù odio, mascherato da diritto all’opinione. La verità fa schifo. Ma va detta. Le grandi tragedie non le ha mai compiute il pazzo isolato. Le hanno fatte le società intere. I popoli interi. Con il consenso tiepido della “gente normale”. Con le mani pulite, e l’anima sporca. Oggi come allora, il male non ha bisogno di mostri. Gli bastano gli indifferenti, i benpensanti, i moralisti a senso unico. E se non lo capiamo in tempo, succederà di nuovo. Perché sta già succedendo.

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ROMANTICI -

Ci infrangiamo sulle parole, sui loro spigoli lasciamo i resti di innumerevoli naufragi. Navighiamo attorno ad un concetto antico, vorrei dire obsoleto, ma bene o male viene sempre fuori una parola, quella parola che tenta di raffigurare la tempesta e la passione, l’istinto del silenzio dopo una danza vorticosa, il senso di un’infinita rincorsa: romantico, romanticismo. Sono romantico? Siete romantici? Cosa siamo quando ci denudiamo e, in segreto, malediciamo il pudore di abbracciare il nostro cuore con la mente? Una nota può raggiungere il cielo anche se lo strumento sta nel fango e un essere umano ha il diritto di crederci almeno una volta nella vita. Scrivo con la percezione che non tutto vien fatto per nobili ideali ma non tutto nasce imbrattato dalla parte peggiore di noi… A volte torniamo ad essere bellissimi.

Domani

Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare. La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc. Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano. Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato.