sabato 5 giugno 2021

ENZO COSI' COM'E' -

Forse la bellezza deve per forza far rima con la rarità. Ma è un peccato. Io scrivo nella speranza che il profumo della mia esistenza resti nelle teste di chi ho incontrato, qui e altrove. Però in certe mattine silenziose e assenti come questa, quando apro la mia pagina mi sento pulito; non devo dire a nessuno da dove vengo e dove mi dirigo. Quello che ho scritto mi sta davanti ed io lo guardo con grande serenità. Svaniscono le discussioni, le incomprensioni, gli asti, resto io solo e pulito, senza alcuna altra specificazione. Enzo, così com'è.

mercoledì 2 giugno 2021

LA REPUBBLICA FRANATA SUL LAVORO

Trentacinque anni fa non avrei mai scritto questo post (anche perchè la rete e i blog non esistevano). Trentacinque anni fa leggendo il passato vedevo il presente e, pur con qualche dubbio, me ne compiacevo, era un’altra Italia, un incedere diverso sulle strade della vita, un modo ormai sconosciuto di affrontare ciò che viene comunemente detto il “retaggio del passato”. Fu un’eredità difficile e scomoda: perdemmo una guerra in cui mai avremmo dovuto entrare e lo facemmo con un armistizio separato semplicemente ridicolo diventando da un giorno all’altro alleati dei nostri avversari e viceversa. Una cosa inaudita, un bizantinismo furbetto che ancora pesa sulla nostra reputazione in campo internazionale. La guerra tracimò in una sanguinosa guerra civile, misconosciuta e negata per molti decenni in seguito, la guerra civile non poteva che lasciare ostilità e feroci risentimenti da una parte e dall’altra. Il referendum fece quel che poteva e mostrò palesemente la spaccatura che divideva il paese in due.
Erano le notti tra il 2 e il 3-4 giugno 1946: Referendum Monarchia- Repubblica , spoglio finale: Monarchia 10 milioni e 362 mila voti, Repubblica 12 milioni e 182 mila voti. 
Sorvoliamo sulle questioni dei brogli elettorali, sono ormai superate ed inutili: meglio osservare piuttosto la grande differenza fra le due Italie uscite più o meno a pezzi dal conflitto e dai due anni di diversissimo destino storico e sociale. Un regno del sud dove una monarchia da barzelletta attese il compiersi degli eventi senza eccidi, né sangue né resistenza. Un Nord occupato da tedeschi, angloamericani e repubblichini, dilaniato da una tragedia bellica e sociale su cui ancora ci si ostina a sorvolare. Il sud votò compatto per la monarchia, il Nord per la repubblica. Se dovessi guardare all’atteggiamento tenuto dai Savoia ritengo che più di 10 milioni di voti siano una vergogna, se invece dovessi riflettere a questi primi 60 anni di regime repubblicano non posso fare a meno di pensare che più di 12 milioni di voti siano stati malriposti. In ambedue i casi non vedo cosa ci sia oggi da festeggiare, infatti la gente fondamentalmente se ne frega: forse che non sia stata adeguatamente educata? O forse la quantità di menzogne e mezze verità è stata negli anni tale da annichilire anche gli spiriti più battaglieri. La storia ha sempre dimostrato che al di là delle intenzioni più radicate o bellicose vi sono poi dei cambiamenti che si impongono fisiologicamente come fossero emanazione di un destino sociale e umano non governabile: la stesura della nostra carta costituzionale fa parte di questi eventi. Era il 22 dicembre del 1947, la Magna Charta che regola il nostro paese fu votata con 453 voti favorevoli e solo 62 contrari, una maggioranza senza discussioni. Una grande e fortissima ossessione ne condizionò la nascita e la stesura: quello che era accaduto nei trentanni precedenti e vorrei ben dire! Non so quanti di voi abbiano mai riflettuto che questa Carta che ci regge da 70 anni è stata partorita dalle due forze che più si distanziarono dalla nascita dell'Italia Unita e cioè il cattolicesimo e il marxismo. E' inutile siamo un popolo di originali a oltranza. Resta comunque il fatto che nei 600 costituenti c'era un unico e solo desiderio sopra a tutti : impedire la nascita di un nuovo fascismo! La procedura con cui si formò la Costituzione è fu l’esempio perfetto di come complicare le cose sia per l’oggi che per il domani: dai 600 costituenti si estrapolò una commissione più ristretta di 75 persone a sua volta suddivisa in molte sottocommissioni specifiche per la redazione delle varie parti da cui era formata, una specie di sistema windows con meno precisione però. Cito Piero Calamandrei e mi tolgo dall'imbarazzo: " Quando si arriverà a montare questi pezzi usciti da diverse officine potrà accadere che ci accorga che gli ingranaggi non combaciano e che le giunture del motore non coincidono: e potrà occorrere qualche ritocco per metterlo in moto." La cosa più evidente e VOLUTA, fu la creazione delle premesse per una debolezza congenita del potere esecutivo: questa impronta di parlamentarismo certe volte fine a se stesso e esasperato ci ha portato alla situazione odierna, partitocrazia e lottizzazione. La giungla di leggi e leggine, la lentezza biblica e irritante di certe decisioni e il ritardo cronico dell'iter legislativo sono esattamente lì, dentro quella Costituzione che appena dici di voler toccare salta in aria assieme ai suoi difensori ad oltranza. Negli anni in cui questa cosa fu organizzata andava fondamentalmente bene ai due attori principali, Dc e Pci e si capisce perchè: la Dc capiva che con una Costituzione così il fronte popolare avrebbe avuto più di un problema a fare il gran ribaltone (quello per cui i partigiani comunisti si erano battuti tra il 44 e il 45) il Pci perchè sapeva che una democrazia debole la puoi infiltrare e inquinare più facilmente. Ambedue si sono divertiti finora a castrare l'esecutivo facendo pensare alla maggior parte degli italiani che il voto è fondamentalmente una presa per il culo ioè esattamente quello che è. Francamente nemmeno il modo in cui è scritta mi piace: qualìè il significato dell’assioma iniziale "è una Repubblica fondata sul lavoro"? C'è un tanfo retorico condito anche da un che di minuziosamente notarile da lasciare quantomeno perplessi, una smania di voler regolare e controllare tutto col risultato in 60 anni di non riuscire a regolare e controllare quasi niente. Adesso c'è anche l’ingresso in partita della Comunità europea e mi sembra che tutto il gioco sia diventato pleonastico. E’ da scartare ogni cosa? Non c’è alcun momento da salvare nel lavoro delle menti che scrissero la Costituzione? Non mi sento di pronunciare una condanna senza appello, il testo del 47 in alcuni punti è di una nobiltà luminosa, forse troppo poco concreta e sognante un’utopia impossibile da realizzare ma vi sono situazioni nelle quali non puoi giocare al ribasso e partire da posizioni mediocri, il contratto sociale di una repubblica nascente fa parte di questo tipo di situazioni. Però a distanza di anni e nel confronto con la realtà quotidiana di oggi non è possibile nascondersi che questa costituzione risulta lacunosa e contraddittoria su molte cose e soprattutto è INTERPRETABILE! La Corte Costituzionale ha dato nel tempo sugli stessi articoli interpretazioni varianti a seconda dei tempi e delle occasioni , a me non sembra che ciò garantisca nessuno. Gli articoli sciorinati uno dopo l’altro e tutto l’insieme hanno il profumo inconfondibile di una naftalina pretenziosa: si cerca di far combaciare idee politiche, sociali ed economiche francamente inconciliabili tra loro, una sorta di amalgama tra liberismo e socialismo, tra metafisico sociale e anarcoide e realismo parruccone perbenista. Mi dispiace per Roberto Benigni ma certe cose vivono solo nell’atmosfera rarefatta di uno studio televisivo. Chi ha detto che non si possa rileggere con attenzione questa legge fondamentale per il Paese? Ipotizzarlo è scandaloso? Vi sono due modi per approcciarsi a dei testi “sacri”, in entrambi i casi serve cultura in senso stretto e in senso lato: puoi beartene come se da essi emanasse un effluvio divino oppure guardarli con la medesima severità con la quale furono scritti. E affrontarli una volta per tutte! Ho letto in questi giorni molti testi in molti e diversi blog, l’argomento difesa della nostra Costituzione era discusso con dovizia di particolari e retorica: i testi fondamentalmente erano tutti uguali, tutti meravigliosamente sofferti, lungimiranti…democratici e propositivi per una spinta a ritrovare le proprie radici sociali di libertà e giustizia. Sono diventato epico anch’io come vedete. Cito: ” La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale dello Stato italiano, ovvero il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto, e fondativa della Repubblica italiana. Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947, fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.” DA WIKIPEDIA. Invidio molti di voi al punto di aver pensato spesso in questi ultimi anni di essere pronto per un ospedale psichiatrico o una struttura per disturbati mentali: se la mia posizione è così difforme dalla generalità del mondo con cui mi confronto, se la mia sensazione di fine contrasta in modo tanto brusco con la positività di crescita e miglioramento che ho letto nei vostri blog. Se infine, intellettualmente, la genesi storica che ha portato alla Costituente è da me valutata in maniera completamente diversa dalla vostra mi sembra di poter dire che o ci hanno dato testi diversi, o viviamo in nazioni differenti o io sono appunto uscito di senno.

Considerate i primi 4 articoli della costituzione: Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Sono solo i primi quattro dei dodici FONDAMENTALI, andate a leggerli e leggetevi attentamente anche gli altri; poi in silenzio considerate il presente in cui vivete, considerate i settant’anni anni trascorsi dalla firma del prof. De Nicola. Dopo a mio parere, qualunque sia la vostra età, dovreste provare almeno un senso di profondissimo smarrimento. Praticamente nessuno degli obiettivi proposti con tanta pensosa saggezza e serietà è stato raggiunto e mantenuto, la Repubblica Italiana è franata sul primo, basilare principio fondante, il lavoro! Per pietà tralascio la considerazione di altri importantissimi punti, l’art. 5… il 7…il 9 (a leggerlo oggi è una barzelletta!); L’unica cosa che è riuscita perfettamente ai padri costituenti è quella di aver creato un sistema che rende impossibile legiferare in tempi normali e adeguati alle necessità contingenti. Il testo per intero, dalla fondazione sul lavoro ai patti Lateranensi, dalla promozione della cultura e dell’arte al bicameralismo perfetto è solo una pena infinita. Essa recita in modo chiaro che questa Repubblica è abortita alla nascita e assieme ad essa anche lo spirito di nazione cui ufficialmente aspira. La festa del primo maggio 2016 con una disoccupazione giovanile ai massimi storici, una crisi asfissiante, l’impossibilità per la quasi totalità del ceto medio- basso di adire ad un minimo di tranquillità economica, la caduta verticale dell’imprenditoria, del commercio e dell’artigianato, con intere regioni meridionali dalle terre abbandonate, con un decadimento assoluto di prospettive sociali e etiche, la festa è giornata di lutto! Io non ho alcuna intenzione di abbandonare la terra dove sono nato, non potrei sopravvivere con questa ulteriore angoscia nel cuore. Ho letto in questi giorni in molti siti la citazione di ampi stralci del discorso di Calamandrei ai giovani della società umanitaria di Milano nel gennaio del 1955; le sue frasi sono state sbandierate come un vessillo vincente e inoppugnabile di prosperità e futuro partendo dalla base storica dei fatti della Resistenza cui mezza Italia non partecipò.
Ecco io sono stanco di discorsi memorabili, di contorsioni storiche per adeguare il proposito enunciato alla sua mancata attuazione. Sono stanco di questo paese e di molti suoi orpelli (anche la blogosfera lo sta diventando) sono stufo e nauseato anche di aver scritto quello che state leggendo. Io non ho praticamente più nulla cui attaccarmi ma non so come, rimango italiano: così come leggete, senza una vera speranza, con una tastiera, la lingua che conosco e tutto il resto. Sarò franco: per questa Repubblica ho ormai un interesse molto limitato, è andato progressivamente decrescendo negli ultimi 20 anni e recentemente si è ulteriormente ridotto. Non è solo una sensazione di “pelle” che basterebbe comunque perchè è mia ed è sincera, al suo interno ci sono motivazioni sociali e storiche che io a quasi 65 anni d’età non posso per coscienza disattendere. Vi saranno ovviamente le celebrazioni e i discorsi consueti. LE SOLITE COSE. Completamente scollate dentro l’animo della gente, a Sud come a Nord, dalle vicende e dai desideri reali di coloro che abitano e vivono in questa penisola. I nostri rappresentanti(?!) in Parlamento celebreranno un paese che non c’è. Una nazione divisa e costruita sull’inganno e su falsi storici perpetuati sino al ridicolo, una Nazione che cerca da 150 anni di proporsi come unita ma che si sta sfaldando di giorno in giorno inseguendo un mito federalista che copre male il reale desiderio di andare ognuno per i fatti suoi. Dovrei aprire un altro Blog per parlarne come si deve ma sono STUFO di tutto, anche delle chiacchiere in rete e poi massacrare un sogno non è il mio sport preferito. Io sono certamente vecchio ed inadatto al veloce e pulsante mondo del blog, che infatti mi sta sempre più velocemente espellendo per la seconda ed ultima volta, però ero legato a figure di classe e compostezza diversa. Rispetto la scrittura perchè meno effimera e trasformista della parola e spero che di molte cose scritte nel tempo non si perda il senso e la memoria sia che esse vengano vergate sulla Costituzione di uno stato nascente o sulle pagine di un testo sacro o su quelle virtuali di un blog. Me la tengo stretta questa speranza, essa sta diventando un trastullo per pochi intimi.

martedì 1 giugno 2021

DAS KAPITAL -

A ventanni la mia fede marxista aveva subito un duro colpo proprio nell’ambiente che frequentavo: c’entrava una ragazza (c’entrano sempre) e la sua vagina ideologicamente avanzata; da quella ero poi passato ad una revisione critica delle posizioni politiche del movimento. Insomma non ero più un fervente e cieco compagno ma quella prima idea sul Capitale di Marx era ancora profondamente valida per me: i soldi c’entrano sempre… le donne pure. All’età di 18 anni non avevo alcun dubbio: era il Capitale di Marx la vera strada e la vera novità in campo economico e sociale. Tra i due estremi liberalismo e marxismo avevo chiaramente scelto il secondo; a quell’età non ci sono mai mezze misure e anche ora è lo stesso. Tutto il territorio intermedio era territorio di conquista, inutile e vuoto, un terreno vastissimo e deserto da mettere a frutto con un’opera ferma di convincimento e, se necessario, di un buon numero di bastonate. Semplice, lineare, doloroso sempre.

giovedì 20 maggio 2021

PARLARE DEL SUD

Parlare del Sud è facilissimo: il meridione d’Italia è pieno di luoghi comuni cui appoggiarsi senza grossi problemi. Tutti media ufficiali, il cinema e il teatro sono talmente coperti da questo genere di comunicazione da sembrare che tutto sia reale e veritiero. Solo la letteratura ha mostrato qualche crepa, qualche dubbio e la storiografia comune dal canto suo suona da sempre in un unico modo. 
Parlare del Sud è difficilissimo: troppi controsensi, troppi equivoci e troppe bugie organizzatesi nel tempo come unica traccia da seguire. Dentro la corrente cui è stata assegnata la patente di serietà documentata e storica diventa complicata inserirne un’altra, io desidero soltanto dare un contributo, piccolo ma sincero, alla ricerca di una verità storica che i testi avuti fra le mani negli anni della scuola e quelli, più nobili e altisonanti, che compongono la storiografia ufficiale del Risorgimento italiano, non hanno mai raccontato in modo serio. I fatti storici e soprattutto gli antefatti, i protagonisti, le mille storie segrete formicolanti sotto le evidenze vissute come assiomi senza mai un attimo di riflessione… o almeno di buon senso, tutto questo grande insieme di cose adesso, trascorso il primo centenario dell’unità, appare fatiscente. Riprenderlo in mano, analizzarlo studiarlo con animo obiettivo, senza ideologie pelose a guidare la mente è fondamentale.
A molti potrebbe sembrare un’operazione dissacratoria, un atteggiamento revisionistico da quattro soldi, legato evidentemente ad una sorta di anacronistico campanilismo meridionalista. Non è così. Un’analisi più seria sulle vicende che hanno portato dal 1860 in poi all’unificazione della penisola italiana vede sicuramente in primo piano e ai primi posti la Sicilia e siciliani; il processo unitario italiano ha avuto sia dal punto di vista morale che geografico che umano il contributo determinante della Sicilia. L’analisi quindi non è tanto dissacratoria ma necessaria: non è un vezzo ma un dovere. Chiedersi come, perché e quanto è fondamentale per potersi finalmente guardare in faccia tutti senza ipocrisie. Le vignette che da tempo disegnano uno stivale che prende a calci la sua appendice meridionale non sono il prodotto di un ubriaco di poco conto: riflettono purtroppo la realtà dei fatti. Certo la geografia e alcune difficoltà obiettive non possono essere facilmente modificate ma la storia degli uomini ha il diritto-dovere di essere declinata in modo diverso. Dico qui una cosa che avrei dovuto scrivere in coda a questo testo: la Sicilia e siciliani sono creditori di questa nazione (o pseudo tale), l’isola ha risorse e potenzialità grandi ma inespresse. Dal 1860 in poi si è pervicacemente voluto, anche col contributo di siciliani non meritevoli di essere chiamati tali, che rimanessero inespresse per favorire in un modo o nell’altro lo sviluppo dell’economia settentrionale. Sviluppo del turismo, valorizzazione dei beni culturali (un patrimonio immenso che tutto il mondo ci invidia), trasformazione dell’agricoltura e della pesca, sfruttamento delle risorse del sottosuolo sono tutti punti di partenza di una ricchezza potenziale che potrebbe sicuramente consentire lo sviluppo autonomo della Sicilia.
Ma in realtà se c’è un popolo legato al concetto di unità nazionale sono proprio i siciliani: l’idea del federalismo estremo, praticabile oltre lo stretto ben più chiaramente e facilmente di quello padano, non ha mai attecchito in Sicilia. Eppure solo su una crescita economica e sociale e sulla presa di coscienza delle proprie forze e delle proprie risorse si può costruire una Sicilia diversa e si può finalmente pensare di accorciare il divario profondo tra Nord e sud. Sono la coscienza delle proprie luminose radici, della propria forza e del proprio valore possono vincere l’atavico sospetto della latitanza cronica dello Stato verso la soluzione dei problemi isolani. Io credo che solo i siciliani siano in grado di liberarsi dall’abbraccio mortale della mafia, Falcone e borsellino lo hanno dimostrato ampiamente, solo la Sicilia può scrollarsi di dosso questo marchio di infamia che ci opprime ogni giorno di più. Nel settembre del 1982, in via Carini a Palermo, furono uccisi brutalmente Carlo Alberto dalla Chiesa e la moglie; dopo l’omicidio su un muro un siciliano anonimo scrisse “qui è morta la speranza dei siciliani onesti”. Tremendamente vero, vergognosamente vero ma finché ci sarà l’altra faccia della Sicilia pronta a contrastare la prevaricazione la violenza mafiosa, la Sicilia che prende il testimone degli uomini coraggiosi che hanno dato la vita per la dignità di questa isola, la speranza non morirà. Non ci sono alternative per la costruzione di un futuro decente ogni popolo deve avere coscienza delle proprie radici storiche e della propria cultura. Dovremmo quindi parlare o riparlare di storia e io vorrei cominciare con una frase di Jean Cocteau Che cos’è la storia dopotutto? La storia è fatta da avvenimenti che finiscono per divenire leggende e le leggende, bugie e falsità, che finiscono per diventare storia. Non riesco a trovare niente di più calzante con l’unità d’Italia e gli avvenimenti che ne sono seguiti, niente di più adeguato ai fatti celebrati dalla storiografia ufficiale a partire dalla spedizione dei 1000 e che portarono poi a questa Italia che abbiamo davanti.
E vorrei chiedervi seriamente: c’è tra di voi un cretino che veramente crede che 1089 uomini sbarcati a Marsala abbiano potuto aver ragione di un esercito di 20.000 uomini perfettamente equipaggiati? Nasce tutto da qui, inizia tutto da questa menzogna così grande, così ridicola eppure così radicata nei libri della nostra scuola. Non sembra possibile ma nell’anno di grazia 2016 discutiamo ancora, perché vi siamo dentro, di una mai risolta “questione meridionale”. Riparliamone dunque proprio in occasione dei primi 100 sessant’anni da quel maggio 1860: facciamolo con obiettività storica e serenità di giudizio, rivediamo gli avvenimenti che tra luci e ombre portarono a un processo unitario fondato per i siciliani soprattutto sulle illusioni create da Garibaldi e sulle mancate promesse del re piemontese seguite poi dalla sanguinosa repressione dello stato sabaudo negli anni fra il 1865 e il 1870. Riconoscere infine che il processo unitario fu forzato e segnato da profonde ombre significa rendere finalmente un buon servizio a una realtà storica bistrattata e rendere giustizia alle popolazioni meridionali e alla Sicilia che all’unità hanno sempre dato un contributo importante. Vogliamo parlare della biblica emigrazione verso i paesi dell’America settentrionale e meridionale? Vogliamo chiederci perché iniziò dopo le annessioni al Piemonte e non prima? Vogliamo pensare a quanto peso hanno avuto il lavoro e le rimesse di denaro fatte dagli emigranti? Possiamo ricordare il contributo di sangue meridionale durante la grande guerra? E per chi lo ha vissuto di persona non credo sia giusto dimenticare i meridionali degli anni 50 con le valigie legate dallo spago scendere nelle stazioni di Milano e Torino e produrre ricchezza per il Nord e per le sue industrie… Pensando di farlo per l’Italia intera.
Ma l’Italia si era già fermata da tempo molto prima di Eboli. È a persone come queste che ci si deve rivolgere per restituire il maltolto e la dignità, ai siciliani e ai meridionali che l’Italia l’hanno fatta davvero col sudore della fronte e con uno sforzo intellettuale che non si può negare. E a questi italiani che bisogna raccontare la storia vera di una nazione nata per interessi di altre nazioni, fondata su menzogne risibili e che anno dopo anno continua a partorire sciocchezze di valore assoluto. Siamo ancora in tempo per sfatare quella storia propagandistica per raccontare il vero aspetto dei protagonisti di quel tempo, a partire da Giuseppe Garibaldi, proseguendo con Cavour e re Vittorio Emanuele II, dicendo senza fronzoli che tipo di criminale abbia gestito la questione “brigantaggio” e cioè il Generale Cialdini?
Non sono più sicuro di molte cose perchè certe bugie si sono incancrenite, organizzate in assiomi difficilmente scardinabili. Non voglio cambiare la storia, voglio leggerla con animo sincero

martedì 18 maggio 2021

SI VIVE O SI MUORE-



Ho un istinto maledetto e analitico che mi porta via 
e mi disperde in mille rivoli mentali 
e in mille attenzioni ineludibili: 
sembrano tutte fondamentali 
quasi che tralasciarle significhi, ipso facto, 
perderle per sempre. 
Non è così che va il mondo,
 a volte ritornano più vere e definite di prima, 
altre scompaiono nell’acqua indistinta dove
 non è possibile dare loro adeguata sepoltura. 
In questo caso aspetto:
 mi dico che ho ancora tempo davanti, 
lungo e aperto quanto quello già lasciato alle spalle. 
Si vive di incredibili menzogne. Oppure si muore.

lunedì 17 maggio 2021

BLOG. -

Un mondo fatto di parole, qualche immagine e della musica, aria… aria e immaginazione. Io posso metterci qualunque cosa dentro, anche quello che chi scrive non si è mai sognato di dire…e questa è una cosa terribile. E’ l’aria, la mancanza di identità che ci fa volare via, ci svena, ci esalta, ci stupra ci inganna e ci affascina. Qualcuno invoca i doppi sensi, perchè non i tripli o i quadrupli dico io? Proviamo a ritornare elementari. Minimi. O ci fidiamo di quello che siamo e non rivendichiamo sovrastrutture che non ci servono, oppure muoviamoci circospetti come una belva assediata dai cacciatori. Ho fatto la belva per qualche tempo e sono pieno di cicatrici, però mi fido del mio intuito: c’è del marcio in Danimarca ma non bisogna prendersi troppo sul serio, sono in pochi a saper recitare il monologo “essere o non essere”. Io per esempio mi sono stancato: ho scelto sono e chi s’è visto s’è visto.

sabato 8 maggio 2021

ISLAM -

La società islamica (diffusa ampiamente in vaste regioni del pianeta) è sovrapposta al dettato religioso, ne è palesemente una fisiologica emanazione; lo dicono i fatti, la storia, i numeri, il fatto che dovunque ci sia una comunità islamica si ripetono sempre le stesse dinamiche. Gli stati islamici sono TEOCRATICI signori miei, basta leggere con un minimo d’attenzione le cronache degli ultimi decenni. Gli stati occidentali lottano da secoli contro questo concetto avendo come obiettivo la creazione di una società e di leggi che abbiano alla base il principio opposto: la laicità. Se non si comprende questo concetto qualsiasi discussione è falsata nel fondo. Le valutazioni che tendono ad escludere la radice religiosa da certi atteggiamenti significano a mio parere che il lavaggio del cervello e la comodità ideologica che fa riferimento ad un certo trend ormai avviato, hanno ottenuto il loro scopo: l’slam che è molto più semplice e aggressivo ideologicamente, ci sta conquistando e non trova resistenze nemmeno in quelli che, maschi o femmine, dal suo propagarsi ne riceveranno i maggiori danni.

venerdì 7 maggio 2021

TUTTI SCRITTORI NESSUN LETTORE

Il maggiore pericolo che si corre nell'affrontare l’argomento “scrittura” su un articolo di un blog sconosciuto, da perfetto sconosciuto ( siamo tutti così), è quello di apparire saccente. Invece io vorrei dire alcune cose da lettore e basta: certo un lettore con una certa pratica di scrittura e molti anni di rete sulle spalle.
La scrittura è comunicazione a parer mio, trasmissione di concetti, esperienze, emozioni. Non c'è modo più elevato di conservare la propria traccia esistenziale nel tempo della scrittura. L'esercizio "libero", come quello esercitato qui per esempio, è importante certo ma poi entrano in gioco altri fattori e non sempre essi sono quantificabili e prevedibili. Dipende per es. dalla cultura personale di chi scrive e di chi legge, dall'abitudine alla lettura di qualcosa che superi le tre righe dei social. Ma la scrittura, a qualsiasi genere letterario si rivolga, è soprattutto una liberazione per chi la produce e un'avventura per chi ne usufruisce. Non c'è una cifra stilistica sempre uguale da riferimento, vi sono testi che pur essenziali e nudi entrano dentro immediatamente, altri ben costruiti e "nobili" che restano irrimediabilmente fuori. Quello che mi da più fastidio nei testi che affronto da lettore è la forzata e snobistica presunzione di voler essere a tutti i costi "di tendenza", di volersi inserire in una cerchia ristretta da elite culturale….pur di raggiungere questo scopo ho letto testi inguardabili, astrusi, fumosi e pieni di spocchia salutati con grandi applausi da una cerchia ristretta di aficionados di quel blogger. Il web è pieno di esempi simili, all’inverso testi bellissimi, luminosi e originali fanno la muffa in certi blog dove trovare un commento e un lettore è una rarità. D’altronde nella letteratura ufficiale conosciamo esempi perfetti di scrittori o poeti quasi sconosciuti che hanno lasciato una traccia indelebile nell’animo del lettore pur senza avere nulla delle cose che oggi fanno un caso letterario di un libro. Ci sono decine di titoli in libreria che hanno come autori il politico di turno, l’attore, l’attrice, l’anchorman, il giornalista che improvvisamente vengono omologati al rango di scrittori ma ne sono lontanissimi. Un libro se è buono entra, ti obbliga a riflettere. E ti porta via.

domenica 11 aprile 2021

A MACCHIA D'OLIO


Sarebbe necessario avere un'idea precisa del termine "Nazione", del suo significato culturale in senso lato, storico, culturale e religioso: in rete pare ce l'abbiano in pochi e si gioca pericolosamente con tale ignoranza. Si gioca in modo scorretto. L'assioma secondo il quale non si debbano impedire migrazioni di entità simili a quelle degli ultimi anni ma anzi le si debba favorire è PURA FOLLIA. Non ha altro senso a meno che non si stia perseguendo una precisa strategia mirante a una nuova pulizia etnica applicata col metodo della sostituzione progressiva di una popolazione sull'altra, di una eradicazione dei principi economici culturali di certi popoli a favore di altri.
Io non sono d'accordo e lo affermo in modo netto: l'islam non mi piace e non lo voglio tra i piedi. Questa affermazione, grave me ne rendo conto, può avere un solo significato: tenere gli islamici lontano dall'Europa poichè non si può separare una fede come quella nell'islam dalle sue conseguenze civili e sociali. E' possibile sorvolare allegramente sulla realtà concreta di una società islamica come si vede chiaramente in tutte le realtà in cui questa religione domina il panorama umano? E' lecito negare che tutti i paesi islamici sono teocratici? Come posso da occidentale dimenticare la storia del mio continente, lo spirito culturale, religioso, politico di questo ultimo millennio, posso far finta che S. Francesco, Giotto, Michelangelo, Lutero, Voltaire, i roghi...mio padre e mia madre svaniscano perchè ci sono altre realtà più importanti e nuove? Rimescolare le carte in ossequio a tendenze e ideologie imposte da una pseudo cultura da web pilotate da un europeismo  a senso unico non fa per me. Non mi piacciono coloro che dopo decenni di lotta per la laicità dello stato  e dei cittadini, dopo prese di posizione durissime nei confronti del Vaticano e della idea cristiana di società, dopo anni di scrittura sulla liberazione femminile, non alzano un dito, non scrivono un rigo non cantano una canzone contro il mondo islamico ma invece scrivono in rete felici e beati del suicidio intellettuale verso cui stanno precipitando. O sono pazzi o sono ipocriti: li disprezzo in entrambi i casi.
Guardate per un attimo le coste dell'Africa settentrionale e della Turchia, osservate la posizione geografica di Grecia, Italia, Sicilia, Spagna, analizzate gli itinerari e i confini nazionali e pensate a chi vive dentro di essi. Questa è l'unica e seria cosa da fare prima di sparare giudizi etici e affrettati sui fatti degli ultimi dieci anni nel Mediterraneo; l'islam e non solo la sua povertà endemica si sta diffondendo a macchia d'olio sul vecchio continente.A chi giova? Al mondo femminile senz'altro no: qualcuno mi spieghi allora come mai è soprattutto il mondo femminile a appoggiare una simile causa. Le donne di cultura, con buone letture alle spalle, con una vita di sacrifici spesso misconosciuti, con un'idea chiara e forte della propria identità sociale e culturale NON PRONUNCIANO UNA SILLABA CHE SIA UNA contro lo scempio legalizzato che l'islam pratica sul mondo femminile! Una parola care blogger dei miei stivali su atti sociali che da noi si chiamano stupro, pedofilia, schiavitù etc etc e sui quali voi invece siete disposte a leggiadre giravolte pur di dimostrare che sì va bene così e bisogna comprendere. La cosa sconvolgente è la reazione che avete appena qualcuno/a ve lo fa notare: scandalo e acredine a gogò, puzza sotto il naso e ironia a un tanto al chilo. Tenetevi stretta questa idea, resto della mia e non intendo favorire in alcun modo la trasfusione di quel mondo nel mio per vederlo sparire entro i prossimi trentanni.

PUNTUALE LA SERA -

Quando arriva puntuale la sera io sfioro le superfici dei miei pensieri ad occhi chiusi per riconoscerli al tatto, per sentirli fluire, riconoscermi in essi e capire dove li ho traditi; non esiste palcoscenico adeguato a questo dietro le quinte, solo sussurri che giungono deformati dall’attesa e dal bisogno. Non vi serve, non mi aiuta, non fa scrivere.

sabato 10 aprile 2021

NICOLE -

Nicole, noi viviamo di illusioni! E’ un’illusione quella di credersi veramente in grado di scrivere, però dobbiamo crederci, onestamente crederci per poter continuare ad esprimere il nostro senso di vita. In realtà la blogosfera è piena di gente che possiede emozioni il problema è trasmetterle! Su questo punto in 7 anni ho visto cadere branchi di asini ma lo ritengo fisiologico…come lo scegliersi a naso e capirsi spesso per intuito. E’ una forma alta di amore.

mercoledì 7 aprile 2021

SENZA TITOLO -

C’è uno spazio aperto e, al di là di esso, altri territori che un giorno di molto tempo fa osservai da vicino: imparai che si trapassa da una stagione all’altra e che questo guscio che ho, cui sono così affezionato, dovrò lasciarlo per un altro e un altro ancora. Il bello è che per una inspiegabile magia ci scordiamo di essere esistiti in un certo modo appena entriamo in confidenza con la nuova situazione e quindi tutto ci appare vergine e misterioso. Ora no, ora sono ficcato dentro quest’abito da Enzo con i suoi pensieri e i suoi amori perduti, ora sono dentro questo blog che tra qualche istante sarà corroso dalla benevolenza, dalla curiosità o dal livore incoercibile di qualche passante.

giovedì 1 aprile 2021

I COMMENTI -

I commenti sono un blog. Sono anche l’eternità del post quando esso merita di vivere. Però i commenti sono un gesto d’amore e l’amore è intellettualmente esclusivo nel momento in cui lo pensi, definitivo e terribile appena lo hai scritto. Quindi commentare seriamente è trasgressivo e induce la gente ad odiare il miracolo che si crea tra il post e quel commento.

domenica 21 marzo 2021

LIBERO

Esco di casa presto al mattino. 
Libero, sono libero, metto in moto e parto: percorso diverso stavolta. Scendo in studio dall’alto, così ad un certo punto si apre tutto il panorama del golfo. Apro il finestrino, l’aria è bellissima: libero sono libero mi ripeto. Ah… me lo voglio godere questo senso di vento e di cielo. 
Guardo più in là, verso sud. La costa si perde in un orizzonte sfumato ma io socchiudo gli occhi e lo vedo perfettamente cosa c’è più in là: vedo l’altra città, antica, e il suo porto e poi, più giù le lunghe spiagge che portano sino alle soglie dell’eden. Volendo domani posso tirare dritto e posso arrivarci: libero sono libero. Potrei anche fare tutto il giro di quest’isola, fermarmi dove capita per mangiare qualcosa in assoluto silenzio guardando il mare d’autunno e i suoi colori pastello. Montalbano sarebbe d’accordo. Perchè questa sensazione di leggera follia che un tempo contagiò Battisti non resta sempre con me? Dove se ne va quando mi tradisce con altre spiagge, altri amanti? Non sono libero! So che esiste la libertà ma ci gioco pericolosamente; la palpeggio e lei ride compiaciuta, carnale…poi scappa perchè il prezzo del suo amore è troppo alto. Per ora. Domani scappiamo insieme e, chissà, forse non torniamo più. Ci stabiliamo in uno di quei paesotti placidi sul mare, quelli carezzati dai gabbiani, dove non accade mai nulla e un Pc serve solo a commiserare il resto dell’umanità sciocca che non vede e non capisce. Lì persino Giulia e le altre avrebbero un senso diverso. Montalbano sarebbe d’accordo. Mi accendo una sigaretta, si è acceso il giorno.

domenica 7 marzo 2021

LO STIMOLO, L'IDENTITA' EUROPEA,LA VERTIGINE DELLA CONOSCENZA E LA BELLEZZA

Cos'è l'allontanamento? E' forse timore, fastidio, nausea? Potrebbe essere scambiato per arroganza intellettuale o sociale ma non è il mio caso. La distanza nasce dalla perdita di punti di riferimento travolti dal vociare diffuso di nuovi totem, nuove voci, nuovi stili, gran parte del mio mondo con le spalle al muro... senza voce. Senza dignità? Non sono mai stato un vero blogger, mi manca la cultura della socializzazione leggera e quando leggo le incredibili (a mio parere) sciocchezze diffuse via web sulle centinaia di blog incrociati in questi anni io scappo via. Mi allontano, non riesco a commentare, neanche per dissentire So che è inutile ma so anche che sarebbe il miglior modo di spiegare a certi personaggi che si spacciano per il sale culturale del mondo cos'è la vera cultura e come saziare la sete del sapere. Siamo un continente vecchissimo è vero? Abbiamo attraversato moltri momenti di decadenza ma ne siamo usciti sempre con nuovi stimoli e nuova vita: l'intelletto non muore, la curiosità e la soddisfazione di conoscere restano sottotraccia nei periodi bui per esplodere poi di nuova luce. Ho letto cose agghiaccianti su blog di giovani leve delle nuove tendenze, cose che spazzano via con somma indifferenza i segni di una civiltà millenaria come se non si rendessero conto di esistere proprio grazie a quella. Due secoli di cultura europea del Rinascimento sono bastati a rifare il mondo. Duecento anni magici nella cultura europea, quelli che vanno dal Concilio di Firenze negli anni Trenta del Quattrocento al Dialogo dei massimi sistemi di Galileo negli anni Trenta del Seicento. La riscoperta delle opere greche antiche (da Omero a Platone a Ermete Trismegisto) va di pari passo con molte altre scoperte decisive: quella del Nuovo Mondo e delle nuove rotte verso l’Asia attorno all’Africa, quella del nuovo universo da parte di Copernico, Galileo e Keplero, quella della politica effettuale di Machiavelli. Duecento anni, il Rinascimento. La filologia, la medicina. La nuova architettura, la nuova scultura, la nuova pittura, la nuova musica, il nuovo teatro, la nascita dell’opera. I nuovi miti: Faust, Don Giovanni, Don Chisciotte, Amleto. Una data: 1564. E’ l’anno in cui, a 90 anni, il 18 febbraio, muore Michelangelo. Quell’anno, tre giorni prima, il 15 febbraio, nasce Galileo; e nasce, il 26 aprile, Shakespeare. Il quale morirà il 23 aprile del 1616, lo stesso giorno in cui muore Cervantes. Un altro anno, 1533: muore l’Ariosto, nasce Montaigne. Montaigne muore nel 1592 insieme al grande esploratore Pedro Sarmiento de Gamboa. Si può fare questo gioco quasi all’infinito, menzionando anche incontri memorabili: 1580, Montaigne visita Tasso, pazzo furioso e melanconico, al Sant’Anna di Ferrara; 1638, Milton, futuro autore del Paradiso perduto, va a trovare Galileo ad Arcetri. A riguardare tutto questo dalle posizioni odierne mi prende una vertigine, non capita mai di parlare in rete dell'identità europea e occidentale da questi capisaldi ma sfruttiamo appieno lo stimolo e proviamo anche solo per un attimo a riflettere sui nomi che abbiamo appena sfiorati e ci si può fare un’idea di ciò che il Rinascimento ha portato all’identità e al canone europei. Il brivido, innanzitutto, dell’orizzonte che si spalanca: il Mundus novus di Vespucci si accosta, qui, ai passi dell’Orlando furioso nei quali Astolfo, sulla luna, vede altre città, altri laghi, altre montagne e Andronico predice l’avvento di nuovi Argonauti; o a quello in cui Tasso vede Colombo come compimento dell’Ulisse dantesco; oppure ai Lusiadi di Camões, che narrano il viaggio di Vasco de Gama verso l’India. Poi, il discorso sull’uomo dall’interno dell’uomo, il pensiero del dubbio e dell’incertezza. I Saggi di Montaigne fanno il paio, in questo campo, con le più celebri meditazioni dei personaggi di Shakespeare, come Amleto. E’ lo spalancarsi della coscienza di sé che guarda al cosmo: "And indeed it goes so heavily with my disposition that this goodly frame, the earth, seems to me a sterile promontory; this most excellent canopy, the air—look you, this brave o’erhanging firmament, this majestical roof fretted with golden fire—why, it appears no other thing to me than a foul and pestilent congregation of vapors. What a piece of work is a man! How noble in reason, how infinite in faculty! In form and moving how express and admirable! In action how like an angel, in apprehension how like a god! The beauty of the world. The paragon of animals. And yet, to me, what is this quintessence of dust?" Trad - E invero la mia disposizione è così cupa che questa bella architettura, la terra, mi sembra uno sterile promontorio. Questo stupendo baldacchino, l’aria – guardate –, questo bel firmamento sospeso in alto, questo soffitto maestoso trapunto di fiamme d’oro – ebbene, non mi sembrano che una sporca e pestilenziale congrega di vapori. Che capolavoro è l’uomo, com’è nobile nella ragione, com’è infinito nelle sue facoltà, com’è preciso e ammirevole nella forma e nel movimento, com’è simile a un angelo nell’azione, com’è simile a un dio nell’intendimento: la bellezza del mondo, il paragone degli esseri animati. Eppure che cos’è per me questa quintessenza di polvere?
Mi allontano perchè quello che ho sempre pensato rimbalza vuoto contro il muro di un'indifferenza diffusa: molti di voi non conoscono la bellezza. Ne scrivono ma non la sentono, non cercano i fili che possano ricondurla all'emozione profonda della vita... quella che provava mia madre ogni volta che entrando in S. Pietro e fermandosi nella seconda navata a destra davanti alla Pietà di Michelangelo le riempiva di lacrime gli occhi. Perchè la bellezza non ha un colore ideologico, la bellezza se hai animo ti attraversa da parte a parte. Mi allontano per conservare le mie lacrime di nascosto e sono sempre più lontano

giovedì 4 marzo 2021

Eletta impossibile

Giudicare non lo ritengo un difetto, tutti noi giudichiamo ma non tutti dichiariamo il giudizio, così confrontarsi diventa difficile se non inutile. Del resto ciò che abbiamo in testa vien fuori poi con le nostre azioni e i nostri atteggiamenti quindi perchè mantenersi nell’indefinito o glissare? Non capisco questo nascondersi, questo dire sempre a metà. La scrittura non è fatta per questo, se essa deve restare che sia almeno sincera, un punto di riferimento chiaro. Io scrivo in modo riconoscibile, non ho varie sintassi utilizzabili a piacere, scrivo come sempre ho fatto fin da ragazzo ma ho assorbito varie scritture e mi hanno affascinato non lo nego. Ho letto anche la tua scrittura, difficile e complessa quella in rete, più netta qui sulla mail, è normale che anch’essa entri a far parte del mio patrimonio culturale: lo dico a te vampira di parole, ogni contatto resta, ogni riga scritta resta, costruirci sopra è possibile perché abbiamo gettato le fondamenta.

lunedì 1 marzo 2021

IL DITO E LA LUNA -

Mi guardava di sottecchi, curiosa 
- Che fai con quel quaderno? 
- Scrivo al mio amico mamma 
- Ah…perché non gli parli? 
- Perché mi distraggo…si distrae 
- Sciocchezze (ma non ne era convinta), parlagli invece di passare ore intere chino su quel foglio. 
Parlagli Enzo, guardalo negli occhi mentre lo fai, vedi come muove le labbra...guardalo mentre vive, non restare chiuso dentro le parole che scrivi. Parlagli. Era Milano ed era il 1962 . Chiusi il quaderno ma ero convinto che scrivendo mi avrebbe capito e ascoltato, viceversa tutto sarebbe passato via in poco tempo. Avevo due desideri a dieci anni abbracciare il mondo e raccontarlo agli altri, le altre vennero subito dopo. Desideri che col tempo acquistarono il contorno di utopie da inseguire per una vita o abbandonare ad un più prosaico destino. Il desiderio occhieggia ancora di tanto in tanto fra le trame di una vita "trascorsa in un confronto impietoso tra l’utopia, gli impulsi e questo mondo che mi è toccato in sorte. La libertà, l’arte, la democrazia e la rappresentanza, la Storia e persino l’amore, tutto questo immenso e composito fardello di idee mi hanno da sempre attraversato in modo rivoluzionario, filtrato dalla cultura della mia maledetta generazione in bilico tra presente e passato. Autocit". Questo era invece Palermo 1992. 
Capire e farsi capire, scrivere infine credendo di comunicare meglio, aspettandosi un segnale dagli altri mondi: una linea diretta senza intermediari, senza tutor, avendone sulle spalle secoli, con ragioni piane e intuitive, fautrici di nuovi passaggi attraverso il confine dei nostri personali recinti. Non parlai a quel bambino allora, gli scrissi ma conosceva poco l’italiano, meno di me. Non credo lesse il foglio che gli passai sotto il banco. Non è vero che mi faccio capire ma la scrittura ovunque io l’abbia posata rappresenta ancora il luogo più vicino ai territori del mio spirito. Ma non basta, non basterà mai almeno per me: tra l'intuizione scritta nella mia mente e la sua apparenza sul foglio c'è chi legge! Tra il mio mondo e il suo messaggio esterno c'è il vostro. Non collimano mai. Gli equivoci legati a indole, culture ed esperienze diverse sono muraglie insuperabili. 
Ho creduto per un breve e felicissimo tempo che l'espressione scritta in rete fosse comunicazione in tempo reale, liberazione e dono. Tutto si è schiantato sulla moderazione dei commenti! Questa notte il vecchio sogno sembra ancora vivo, risuona come in quelle ore sulla punta del faro trascorse a lanciare il cuore oltre l'orizzonte. "C’è una splendida notte oggi sullo Ionio, un filtro di perla ad ammorbidire gli spigoli di un’esistenza: c’è la musica di De Andrè, sarà quella a portarmi fuori dalle secche di una notte infinita, sarà il pioniere, il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile.Autoocit" Questa era Siracusa 2012. 
Autocitazioni, dubbi, speranze, vittorie e sconfitte... Scrittura. Adesso non c'è più tempo. Resta la lettura.

martedì 23 febbraio 2021

BENIGNI, L'ANIMA E LA CULTURA DELLO SPIELBERG

Benigni è un guitto di spessore perché possiede una misura furba istintiva che esula dalle accademie e dai circoli culturali nobili e affermati. Lui dà sempre l’impressione di essere passato per caso, di venire dalla strada e che sta per tornarci da un momento all’altro. E’ capace di dire cose alte e sorprendenti all’interno di un contesto mediocre e lacunoso: asserire e smentire contemporaneamente, blandire e urtare allo stesso tempo sempre con un sorriso che pare debba funzionare come un viatico ad una perenne assoluzione.
Benigni ci ha ricordato una cosa cui nessuno ormai fa più caso, noi siamo una nazione in cui la cultura è nata prima ancora della nazione, e la cultura quella vera, avvicina e non divide, la cultura è un faro nella notte delle ideologie parziali, un patrimonio da difendere e da offrire a chi vuole conoscerlo. Non ha detto che dobbiamo “svenderci” al primo offerente, ha riaffermato invece la necessità di un risveglio dalla notte delle mediocrità spacciate per assiomi universali, il bisogno di vivere i sogni nella realtà se di essa si vuole essere partecipi. Mi domando cosa si può affermare di più nobile nell’anniversario di una difficile unità come quella italiana. Se non si ha anima, se non si vuole vedere al di là dei propri confini regionali, se si preferisce sempre e comunque affidare il proprio destino intellettuale ad ideologie che parlano un dialetto che rinuncia a diventare lingua, in questo caso non tanto baracconi evidenti come Benigni o Sanremo diventano stucchevoli ma noi come insieme che fingiamo un abbraccio che diventerà mortale, e ci lascerà soli chi al di qua chi al di là di uno stretto. Fuori da questa prospettiva sentimentale non c’è, a mio parere, il federalismo, di cui molti parlano e pochi conoscono la vera identità, c’è la secessione, il ritorno a prima dei Mille. In quel contesto io torno ad essere un cittadino del Regno delle due Sicilie e la maggior parte dei commentatori di questo post i nuovi abitanti di una nazione totalmente nuova; la Padania. Preferisco gridare “Viva l’Italia” signori. Se non lo diciamo noi gli Spielberg d’Europa sono pronti a rientrare in funzione.

martedì 16 febbraio 2021

ASPETTARE -

Faccio così da troppo tempo: lotto per sopravvivere alla nausea di una esistenza e di un contorno che non è quello che ho dentro, che non voglio. Pare esista solo quello purtroppo, il resto, o almeno una piccola porzione, è scomparso dalle bancarelle della mia vita. Ricordarne l’aspetto è stata finora una consolazione, temo possa divenire un’accidia mentale col passare dei mesi. Arriva tutto a chi sa aspettare.

venerdì 5 febbraio 2021

ADDIO

Attendo con una certa impazienza di inabissarmi assieme all’isola che mi ha custodito finora, è il destino che attende me e le mie imprevedibili apparizioni. 
Ho trascorso tutta una vita ad illudermi di far parte di un gruppo eterogeneo ma coeso; una sorta di popolo dell’aria, della terra e del mare, ognuno con le sue stimmate testimoni di infiniti ed estenuanti ricerche. Non è vero, non lo è in tutti i modi possibili: economico, politico, storico, esistenziale e culturale. L’ordine delle condizioni andrebbe visto in ordine inverso ma anch’esso è in fondo un esempio del divenire della mia vita in questa parte di mondo e di web. Dal denaro dispensatore di ipocrite sicurezze e di intollerabili ignoranze alla politica che è sempre stata un ciarpame di ignobile fattura sotto qualunque regime e presupposto sociale. Dalla storia stanca di prostituirsi in cento modi pur di essere accettata dai suoi lenoni, alla cultura infine che resta una vetta inarrivabile tanto più desiderabile quanto meno cercata con spirito fiero. 
La Sicilia, dove sono nato per volere fermo di mio padre ignaro solo in parte delle sue tremende responsabilità, la mia terra, è un’ipotesi segnata dal marchio di questa certezza antica: un’isola può sparire, non disegnarsi più all’orizzonte comune. Poco importa da quale volontà nasca questa magnifica tragedia, l’entità acquea, marina, già perfettamente definita da Omero, della civiltà mediterranea, si sorregge sui flutti ed è l’essenza stessa dell’instabile; per me e per tutti coloro che sono rimasti abbastanza a lungo su queste sponde vale l’eterna metafora dei naviganti, su di noi incombe il naufragio. E dirò, finalmente fuori dai denti, che è inutile nascondervi e nascondermi il possente impulso oscuro verso l’estinzione: che splendida e sensuale amante! Rincorsa nei giardini di un’adolescenza solare, posseduta a scatti nella giovinezza inquieta, e amata con tutto me stesso, sì con tutta la forza del mio intelletto, in questo scorcio di inutile maturità. 
Dirlo è liberarmi di un peso e dell’angoscia di vivere a metà, di respirare a piccoli sorsi: dalla Sicilia non posso sfuggire, non ci riuscirei. E’ un’impossibilità totale cui fa da contrappunto perfetto la volontà di provarci. Vivo così, è questa l’essenza magica di quest’isola, la sua essenza esoterica primordiale. Probabilmente non vi avrei voluto nascere e mi comporto come se non volessi vivere tout court: ho distrutto decine di esistenze anteriori a questa e mi sono riproposto in altri modi; tutte forme diverse per dire la stessa cosa, non mi sopporto. Tuttavia ho amato, vi ho amato, siete tutti stati, più o meno consapevolmente, interlocutori di un disegno più vasto. Coltivavo l’idea di una comunità scelta, elitaria per necessità, aperta per educazione, solidale per esigenza umana. E non potevo farlo se non da qui, dal mio profondo e meraviglioso sud; la storia, tutte le nostre storie, mi sono passate accanto ed io le ho studiate ogni giorno, anche a vostra insaputa, le ho accudite e sorbite con il fuoco sacro della mia esperienza. Ma non è servito a nulla, non a lenire il dolore né a colmare le distanze, tutte le voci sono diventate via via dissonanti e stridenti. Questa sinfonia si suona altrove e su un altro spartito. La nazione che io conoscevo, anche nei suoi migliori rappresentanti ha dovuto, voluto convenire ad altre scelte e adesso ritmicamente riproduce il refrain del federalismo, dello scollamento e della multietnia. E tutti i blog sono pieni di un cicaleccio continuo, di strane danze che manifestano il desiderio di essere accolti alla nuova corte da nuovi sovrani. 
Ed io non ho più nulla da scrivere se non la mia scostante estraneità a questi pseudoconcetti cresciuti con l’erba della bassa e annaffiati dalle acque di un possibilismo sconsiderato. Non c’è alcuna alternativa miei lontani bloggers, torneremo alle città e alle valli sospettose l’una dell’altra e coltiveremo i dialetti perché non abbiamo saputo possedere la lingua tramandataci dalla nostra storia culturale. A che serve postare, linkare, commentare se alla fine siamo tutti dentro l’identica prospettiva, quella di un reality- realtà costruito di sana pianta? A che serve pensare se il primo deficiente può usufruire della libertà virtuale per lordare l’espressione che hai amato e trasmesso? Dietro la delusione e l’agitarsi di questa sciocca apparenza a me è rimasta una quiete profonda, quella di certe sospensioni notturne adesso che la sera allungandosi regala più tempo per riconsiderarmi. Lo so che probabilmente state valutando queste parole come la quintessenza di un estetismo inutile e barocco ma non m’importa più. Capire, capirsi, mischiarsi, amarsi…dire finalmente. E dire basta senza nessuna specificazione perché una stagione è finita e le prossime saranno di altri ma non più mie. 
Vedete? Non ho cancellato Omologazione Non Richiesta, la ritengo bella e mia, di una possessività che non ha mai escluso, mai insultato ma solo definito confini di dialogo ormai desueti. Essa resterà qui nell’aria ed è l’unico suo valore: raccontare a chi passa e vuole ascoltare che Enzo è stato qui, che era vivo ed era siciliano orgoglioso di esserlo. Adesso l’ultimo atto: una cosa dovuta alla libertà di comunicare, lasciare libero questo spazio nell’etere e vedere passare la vita, le voci, i sussurri, le mani…le bocche, insulti sanguinosi e volgari o lodi suadenti e confortanti: appresso ad esse nessuna risposta definitiva. Non per arroganza bensì per una cosa che si chiama discrezione silenziosa o mortale superiorità. Dalle mie parti funziona.

giovedì 4 febbraio 2021

BUONANOTTE

Dimenticare è uno sport diffuso e in realtà temo di più l’oblio della morte fisica. Mi chiedo poi chi e perché dovrebbe conservare memoria di me: mi sono dato alcune risposte, nessuna soddisfacente. Scrivo e lei afferma di leggere, credo sia un’utile marcia di avvicinamento. Durerà? Buonanotte.

mercoledì 27 gennaio 2021

REQUIEM -

Sono nato all'ascolto (anche di me stesso) con il sinfonismo europeo degli ultimi 3 secoli (non solo quello) ma mi sono fisiologicamente fatto circuire dal rock degli anni 70-80, quelli della mia età verde. Infine la mia strada mi riporta a Beethoven e alla decisione assoluta e magnifica del Requiem di Mozart: il mio senso è lì ed io non posso sfuggirvi.

lunedì 25 gennaio 2021

LA MEMORIA E L'OBLIO

Di cosa possiamo aver memoria? In genere, se non colpiti da demenza senile, di ciò che abbiamo vissuto in prima persona. Naturalmente non può bastare ma per millenni e in alcune popolazioni del pianeta è bastato e continua a bastare. Se non abbiamo esperienza diretta e personale l’unica via che possiamo percorrere per capire il mondo in cui viviamo è lo studio della Storia attraverso le scritture e le testimonianze altrui perchè se non si scrive di un fatto c’è il fondato rischio che il fatto semplicemente non esista. 
La tragedia dell’olocausto è diventata tale dopo la fine della seconda guerra mondiale quando nell’aprile del 1945 le truppe russe e angloamericane cominciarono a varcare i cancelli dei campi di concentramento nazisti e, appresso ad esse, entrarono anche fotografi e cine operatori. Il giorno della memoria inizia ufficialmente lì. Ma è sbagliato è una menzogna, un comodo alibi. I fatti erano precedenti e non vi era bisogno di alcuna memoria, solo di normale consapevolezza. I ragazzi tedeschi che oggi hanno 18-20 anni sono i figli di coloro che avevano la stessa età 5-6-7 anni dopo la caduta del nazismo. I padri di questi ultimi a loro volta erano nati da coiti avvenuti presumibilmente da coppie che negli anni trenta avevano raggiunto la maturità sessuale. Solo quella? Dove erano i nonni e le nonne della signora Merkel& co. all’epoca delle elezioni federali tedesche del luglio 1932? Vi parteciparono? Presumo che da bravi e disciplinati tedeschi lo fecero. Nessuno di essi è responsabile dell’aver fatto diventare i nazisti la seconda forza del Parlamento (Reichstag)? Io chiedo ai tedeschi di oggi di informarsi finalmente, di ricercare nelle pieghe della loro memoria dove fosse il loro seme Il 30 gennaio 1933 quando il presidente Paul von Hindenburg nominò Adolf Hitler Cancelliere della Germania. Le stesse domande dovrebbe porle l’Europa intera anche a noi che siamo usciti dal Fascismo e non sono quesiti da poco, dovrebbero bruciarci la pelle e farci chinare la testa. I nonni dei burocrati tedeschi, dei cittadini tedeschi, i padri che dopo il disastro bellico da essi provocato, ricostruirono in tempi record il loro paese, gli uomini che hanno fatto della Germania un pilastro ( anzi IL pilastro) della nuova Europa…tutti i 20 milioni circa di tedeschi che la notte del 27 febbraio 1933 videro bruciare il Palazzo del Reichstag o ne ebbero sicuramente notizia i giorni dopo, che seppero delle accuse contro Marinus van derLubbe e dei fatti immediatamente conseguenti. I tedeschi che si trovarono sulle spalle il Decreto dell’incendio del Reichstag e le successive eliminazioni dei diritti democratici e civili da cui fisiologicamente scaturì nel marzo 1933, il Decreto con cui il Reichstag conferì poteri dittatoriali al cancelliere Adolf Hitler, dov’erano? Che facevano? Per chi votarono? La shoah anzi la soluzione finale della questione ebraica (EndlösungderJudenfrage) iniziò lì, in quel periodo fino ad arrivare alla trionfalistica ufficializzazione congressuale della Conferenza di Wannsee del 1942.
Io ripeto la domanda che tutti dovremmo fare: dov’erano i tedeschi allora?Ogni cittadino tedesco negli anni tra il 1933 e il 1939 aveva almeno un paio di vicini ebrei, la lattaia, il calzolaio, il commerciante di frutta e verdura, il professore di scuola, lo scienziato, la casalinga, il compagno/a di scuola, la cameriera, il cuoco/a, il manovratore del tram, la puttana e i suoi frequentatori…………… Tutto un mondo civile accanto al proprio, ed io ripeto la domanda: signori, quando in breve tempo avete visto scomparire questi cittadini che vi vivevano accanto, possibile che non vi siate posti nessun interrogativo? E’ mai possibile? Come è possibile! In quegli anni non avete mai visto stazionare nelle vostre stazioni un treno strano, blindato? Mai una voce, un gemito…mai un dubbio? Non avete mai osservato da lontano una zona come quella di Dachau ? E nessuna domanda vi è sorta spontanea? Nessuno dei vostri parenti militari o altro vi disse mai, magari di nascosto, che… Il mio giorno della memoria è un atto di accusa contro tutti coloro che pensarono e oggi ancora pensano di non essere coinvolti, di non avere e non aver avuto responsabilità perchè ” non c’erano”.
Non è vero! Voi c’eravate perchè c’erano i vostri padri e i padri dei vostri padri; sulla eliminazione delle vostre coscienze pavide è stato costruito il vostro benessere quello stesso che oggi ci sbattete in faccia con il tono dei professori cui dare conto dei nostri compiti. Conto di che? A chi? L’europa dopo il massacro della guerra avrebbe dovuto tenervi in quarantena per un secolo. I vostri padri, i vostri docenti avrebbero dovuto mettervi sotto il naso per decenni le foto orribili che i primi reporter scattarono entrando ad Auschwitz, Chełmno, Bełżec, Chełmno, Sobibóretc etc. Chissà se fin da allora avreste avuto la stessa arroganza etica di dire – ma noi che cosa centriamo? Perchè il problema vero di un giorno come questo non è quello di aver memoria, ricordare, ma di capire e avere la forza etica di dire, mettendosi la testa fra le mani, Dio mio cosa abbiamo fatto! Ed espiare a lungo senza dare lezioni a nessuno, tantomeno di economia politica e ordine sociale. Non v’è memoria senza conoscenza e non può esserci sapere senza analisi. Senza lo studio di quelli che furono le premesse ideologiche della superiorità della razza, senza la conoscenza della storia tra il 1919 e il 1945 in Europa non ha senso nessun giorno della memoria. Esiste un’etica profonda e generale che l’umanità sconfessa con vergognosa noncuranza, un termine di confronto che attraversa intere generazioni e che viene rimpallato tra di esse come una pietra incandescente: brucia tra le mani e fa male, meglio dimenticare e dire io non c’ero, io non ne ho colpa. E’ il sistema con il quale, nei decenni posteriori a quello orribile del secondo conflitto mondiale, milioni di esseri umani hanno “ricordato” la Shoah e dimenticato i Gulag, le prigioni dei vietcong, Guantanamo, le carceri cinesi o quelle turche e ad altri innumerevoli campi di concentramento senza svastica. Altro che giornata della memoria, non abbiamo altro che complesse operazioni di cancellazione radicale. Scrissi anni fa un post su questo stesso argomento, fu valutato positivamente ma non diceva nulla! Non serviva a nulla, come a nulla serviranno adesso le manifestazioni e i discorsi ufficiali; quel post è un guscio vuoto. Allo stesso modo è questa ridicola comunicazione tra sordi nella blogosfera, mielosa e ideologica ad oltranza e priva soprattutto di conoscenze storiche adeguate. Invece di leggere queste mie sciocchezze più o meno auliche, di complimentarsi più o meno dolorosamente tra noi ( o parte di noi) per la nostra coscienza rivoltata come un calzino per l’occasione, invece di ricordare la memoria, sarebbe più etico perdere un po’ di tempo e leggere …leggere dell’avvento del nazismo, dei suoi epigoni, delle sue basi ideologiche, delle dinamiche che portarono Adolf Hitler da piccolo e furioso politicante a unico profeta del terzo Reich passando attraverso il suo disgustoso MeinKampf. Ma non siete stanchi di gusci vuoti? La giornata della memoria si onora studiando con attenzione come l’uomo si può trasformare in un escremento in divisa con buona pace di molti culi puliti e candidi.Non le si fa nessun buon servizio dicendo -orrore, mi dispiace, non accadrà più- Perchè accade, è accaduto sta accadendo e noi siamo coinvolti sempre. E la storia dei culi che bisogna studiare per evitare ulteriori “inconsapevoli” defecazioni. Chiudete i blog e aprite un libro, anzi i libri.

domenica 24 gennaio 2021

IN VOLO -

Ho trascorso la mia vita litigando continuamente col mio pilota automatico. Ho anche preso una licenza di volo e l’ho sbandierata come viatico per una rotta sicura e felice mentre il pilota automatico si faceva beffe di me…adesso mi guarda con un ghigno a braccia conserte. L’aereo vola in apparente calma, niente e nessuno sembra poter interferire sul viaggio, ma se guardo fuori dai finestrini di questo Blog il paesaggio è quello di rovine a perdita d’occhio. Anche volendo riaffidare il comando alla parte più libera e selvaggia di me potrei al massimo trovare una piccola radura tra i sassi, atterrarci, accendere un fuoco e guardarmi attorno per scoprire da dove arriverà la fine.

mercoledì 20 gennaio 2021

LIBERO

Esco di casa presto al mattino.
Libero, sono libero, metto in moto e parto: percorso diverso stavolta. Scendo in studio dall’alto, così ad un certo punto si apre tutto il panorama del golfo. Apro il finestrino, l’aria è bellissima: libero sono libero mi ripeto. Ah… me lo voglio godere questo senso di vento e di cielo.
Guardo più in là, verso sud. La costa si perde in un orizzonte sfumato ma io socchiudo gli occhi e lo vedo perfettamente cosa c’è più in là: vedo l’altra città, antica, e il suo porto e poi, più giù le lunghe spiagge che portano sino alle soglie dell’eden. Volendo domani posso tirare dritto e posso arrivarci: libero sono libero. Potrei anche fare tutto il giro di quest’isola, fermarmi dove capita per mangiare qualcosa in assoluto silenzio guardando il mare d’autunno e i suoi colori pastello. Montalbano sarebbe d’accordo. Perchè questa sensazione di leggera follia che un tempo contagiò Battisti non resta sempre con me? Dove se ne va quando mi tradisce con altre spiagge, altri amanti?
Non sono libero! So che esiste la libertà ma ci gioco pericolosamente; la palpeggio e lei ride compiaciuta, carnale…poi scappa perchè il prezzo del suo amore è troppo alto. Per ora. Domani scappiamo insieme e, chissà, forse non torniamo più. Ci stabiliamo in uno di quei paesotti placidi sul mare, quelli carezzati dai gabbiani, dove non accade mai nulla e un Pc serve solo a commiserare il resto dell’umanità sciocca che non vede e non capisce. Lì persino Giulia e le altre avrebbero un senso diverso. Montalbano sarebbe d’accordo. Mi accendo una sigaretta, si è acceso il giorno.

lunedì 18 gennaio 2021

REVERSO

Dovete leggere giovani blogger, qui o meglio altrove ( anche sull'ormai desueto cartaceo) dovete leggere. Non è detto che sia lì la vostra salvezza, la gangrena montante di cui quelli della mia età sentono il puzzo più di voi per un semplice fatto di anagrafe non è certo che vi risparmierà per il fatto di aver letto. Ma creperete più dignitosamente e non è cosa da poco. Leggendo imparerete cosa siete, come ci siete arrivati.. e cosa vi aspetta; amerete l'eleganza naturale, fisiologica direi, della trasmissione scritta del pensiero perchè non sempre funziona all'inverso, non sempre ad una parola detta corrisponde un retropensiero, anche il web è strapieno di inutili zucche vuote! Dovete leggere se volete amare da esseri umani maschietti dalla virilità incipiente e pulsante e fanciulle su cui posare il desiderio nascosto di essere eterni attraverso le vostre vagine. Dovete leggere, dovreste farlo e INVECE NON LO FATE! Aggiungo che dovreste leggere FUORI dai vostri limiti territoriali, sociali e ideologici. Se siete di sinistra avete l'obbligo di leggere anzitutto a destra, se siete del nord di leggere al sud, se siete atei di leggere della fede e del misticismo. Non c'è verso, non avrete scampo, nè qui sul web nè fuori nella vita reale. Io scrivo del sud perchè da 40 anni leggo il nord e molti miei conterranei lo fanno, non siate pirloni orsù e prima di godervi Piazza Duomo assorbitevi Piazza del Plebiscito. Leggete invece di usare le vostre meningi in sterili e chiassose diatribe squisitamente ideologiche, leggete fuori dagli schemi ( gli stessi che vi/ci hanno completamente seppellito). Il post è dedicato a quelli che vogliono andare via perchè " L'Italia è diventato un luogo inabitabile" e lo dicono ogni giorno sui nuovi totem della letteratura sociovirtuale , Twitter, FB e blog. LEGGETE... e invecchiate con misura.
Diciamola tutta! Di cosa dovremmo lamentarci come italiani? Italiani poi…che parolona, sembra sottindere un popolo con una buona comunità di spirito e intenti la qual cosa poi a livello politico e amministrativo significa che siamo anche una Nazione! Questa è una barzelletta, pensiamoci sopra per favore. Se dovessimo analizzare con un minimo di serietà gli ultimi mille anni di storia e riflettere sui vari campi dello scibile e delle umane attività in questa lunga penisola gettata attraverso il Mediterraneo ci renderemmo conto di alcune cose essenziali.
- In campo letterario siamo delle mezze figure: Alighieri, Petrarca, Boccaccio, Guinizelli, Cavalcanti, Leonardo da Vinci, Il Poliziano ( troppo vecchi dite?)…Paolo Sarpi, il Metastasio, e un po’ dopo Carlo Goldoni ( non vi stanno bene neanche questi?)…proseguiamo nel tempo sperando che ci sia più propizio. Ve li butto lì un mazzo di pennarucoli da due soldi: Foscolo, Leopardi, Manzoni… ed evito di parlare delle mezze calzette che si agitavano nel meridione d’Italia, Matilde Serao, Giovanni Verga, Grazia Deledda… figuratevi che su questi personaggi di rincalzo i critici hanno osato parlare di cose assolutamente inutili ( ormai sconosciute per fortuna) come Verismo, Decandestismo, Neoclassicismo ( Carducci chi era costui?). - Facciamo bene a dimenticare per la nostra dignità di pseudoitaliani, chissenefrega di Dino Campana, Italo Svevo, Pascoli, D’Annunzio, Prezzolini, Papini, di quell’oscuro pessimista di Fogazzaro, o di quel volgare terrone di Pirandello ( pure il nobel gli hanno dato). Signori cospargiamoci il capo di cenere, noi di fronte al consesso internazionale di popoli colti non possiamo comparire. Possiamo mettere avanti gente mediocre come Gozzano, Govoni o Corazzini? E se dovessimo poi affrontare l’argomento innovazione letteraria ? Per carità! Palazzeschi, Marinetti, Soffici… non dimentichiamoci il periodo fascista nel quale emersero esattamente i residui di una dittatura, Benedetto Croce, Montale, Gadda, Baldini, Bontempelli, Malaparte… meglio dimenticare. A questo mondo, a questa Europa che giustamente ci bacchetta come somari tutti i giorni cosa possiamo contrapporre Pavese? Primo Levi? Ungaretti, Quasimodo? Una pletora di finti poeti e letterati che dimostrano il vuoto culturale di questa regione che tenta di darsi un tono internazionale. Ignoranti, senza storia, cultura, senza nemmeno una che sia una figura che illumini la seconda parte del novecento (Vittorini, Carlo Cassola, Giorgio Bassani, Vasco Pratolini, Emilio Lussu, Italo Calvino, Dino Buzzati, Alberto Moravia, Elsa Morante, ,Ignazio Silone, Ennio Flaiano, Goffredo Parise, Pier Paolo Pasolini, e magari anche qualche altro inutile terrone come Vitaliano Brancati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino.) Abbiate pietà europei di Bruxelles, cittadini del mondo che conta: noi non siamo che poca roba ed è inutile appellarci alle mezze calzette nate sul nostro territorio, ne faccio un elenco chilometrico e penoso…Romano Bilenchi, Natalia Ginzburg, Giovanni Arpino, Umberto Eco, Beppe Fenoglio, Fulvio Tomizza, Stelio Mattioni,Pier Antonio Quarantotti Gambini, Francesco Jovine, Raffaele Nigro, Alberto Arbasino, Luciano Bianciardi, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Vittorio Sereni, Giorgio Orelli, Elio Fiore, Lucio Mastronardi, Antonio Pizzuto, Dacia Maraini, Tommaso Landolfi, Vincenzo Consolo, Andrea Camilleri. Vincenzo Consolo, Giancarlo Majorino, Giovanni Raboni e Alda Merini. : Umberto Eco, Franco Fortini, Andrea Zanzotto, Giorgio Manganelli. Alberto Arbasino, Elio Pagliarani, Alfredo Giuliani, Edoardo Sanguineti. Sono affranto dal punto di vista di una letteratura decente e di respiro ampio non abbiamo prodotto niente nell’ultimo millennio. Ma forse in altri campi? Chissà forse lì potremmo recuperare.
In campo musicale per esempio, siamo o non siamo un popolo di mandolinisti ridicoli e fastidiosi. Infatti anche lì nei secoli ci siamo distinti con pseudocompositori come Scarlatti, Vivaldi, Monteverdi, Marcello, Pergolesi, Torelli, Tartini… Fesserie vero? Compositori di canzonette dell’epoca adatte solo ai grandi saloni di ricche feste nobiliari. Proviamo oltre, Cimarosa, Paisiello, Cherubini…un vero schifo! Se andiamo più avanti nel tempo sapete che troviamo? Troviamo gente inutile del calibro di Bellini, Donizetti, Mascagni,Puccini, Leoncavallo e infine il peggiore di tutti Giuseppe Verdi; ma come si fa a considerare l’epoca del melodramma italiano qualcosa di serio a livello generale per la musica? Ci hanno fatto un bel regalo a usare nomeclatura italiana per la terminologia tecnica musicale, chissà come. Anche negli ultimi decenni in fondo spuntano qua e là strimpellatori tutto fumo e niente arrosto, Nono, Pizzetti, Respighi, Malipiero, Wolf Ferrari, Dallapiccola. Non abbiamo scampo rassegnamoci, possiamo al massimo dire di avere qualche decente strumentista o direttore d’orchestra ( Benedetti Michelangeli, Pollini, Toscanini, Muti, Abbado, Ughi, Accardo). Quando proviamo poi a esaminare la situazione in campo muiscale leggero mamma mia!!! I peggiori cantautori del mondo ( De Andrè, Vecchioni, Dalla, De gregori, Gaber) e i peggiori vocalist ( Giorgia, Elisa, Mina, Mannoia, Vanoni) Niente da fare le note non ci sono amiche. Qualcuno potrebbe timidamente osare qualche nome in altri campi. Che ne so pittura, scultura, architettura, ma non c’è verso. Giotto, Cimabue, Pinturicchio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio, Tiziano, Tiepolo,Canaletto…Fattori, Nomellini, Longoni, Previati, Segantini, Pellizza, Boccioni, De nittis, Hayez…Boldini, Annigoni…Fiume, Greco, Guttuso, Cascella, De chirico…Fontana, Ligabue, Manzù, Migneco, Modigliani, Messina, Morandi…. Basta!!!! Per favore basta! E non mettiamo in mezzo artistucoli come Bernini, Mantegna, Canova, Verrocchio, Della Robbia, Della Quercia, Pollaiolo…Donatello, lasciamo in pace gente come Martini, Basaldella, Mascherini, Fazzini, Fabbri , Mastroianni, Pomodoro, Consagra. Al teatro europeo e mondiale non abbiamo dato nulla! Nè dal punto di vista dei testi nè da quello degli interpreti ( Pirandello, Eduardo de Filippo, Rosso di S. Secondo, D?Annunzio, Bontempelli…. Giulio Bosetti, Carmelo Bene, Gasmann, Stoppa…Petrolini, Baseggio, Eduardo, Ricci…Emma Grammatica, Valeria Moriconi, Rina Morelli, Sarah Ferrati, Marisa Fabbri.. Monica Guerritore… E se ci spostiamo nel campo della settima arte resta evidente il distacco con le altre cinematografie ( soprattutto quella americana e francese): chi abbiamo noi? Quello sconclusionato di Fellini, oppure Scola, D’amico, Visconti, Monicelli, Soldati, Avati, Lina Wertmuller e una decina di guitti che dal dopoguerra in poi ci hanno ridicolizzato sullo schermo e fuori (Gasmann, De Sica, Tognazzi, Volontè, Mastroianni, Bosetti, Giannini,Manfredi… Monica Vitti, Sophia Loren, Claudia Cardinale, Mariangela Melato, Adriana Asti, Margherita Buy, Giuliana de Sio Ne avrò dimenticati una quantità ma non fa nulla , attori e gente di teatro evanescenti e inutili non credete? In ambito scientifico si sa siamo delle schiappe da sempre, ultimamente l’UE ci ha comunicato che gli studenti italiani sono i più scarsi in matematica e affini. Naturale, in passato ci hanno rovinato Galileo, Leonardo, Fermi, Maiorana, Zichichi, Rubbia e una manciata di altri, molti dei quali sconosciuti e operanti all’estero dove per carità ci fanno il favore di accoglierne una gran quantità a scopo umanitario.
Però se è vero quanto detto finora questa attuale Repubblica, prima monarchia sabauda, ex dittatura fascista, ex coacervo di cento stati e regni e principati per secoli e secoli in una cosa almeno si distingue a livello internazionale. ABBIAMO GLI UOMINI POLITICI E UNA STRUTTURA AMMINISTRATIVA DELLO STATO DA PRIMATO, UNA MERAVIGLIA ASSOLUTA! Tutta la storia italiana degli ultimi 200 anni ce lo racconta: uomini e istituzioni alte e nobili, condotte da uomini di grande levatura morale e culturale ( dai gradini più bassi a quelli più elevati) costretti da un destino beffardo ad avere a che fare con un popolo di intriganti, maleducati e ignorantissimi cittadini. I padroni delle ferriere si sono sempre distinti per competenza e umana solidarietà: si sono levati il pane di bocca pur di dare il buon esempio ad una società cicalona e sprezzante! Ci hanno mostrato come si usano le istituzioni e i regolamenti, quale dovrebbe essere il livello minimo di relazioni civili in un paese democratico…e quanta fatica, quanto stoico affaccendarsi per migliorare e adeguare la struttura dello Stato alle esigenze e ai tempi nuovi! E’ questo il motivo per cui il mondo e l’Europa ci guardano esterefatti: vorrebbero aiutarci ma hanno ben compreso che con un popolo di mentecatti senza alcuna figura decente di riferimento nei secoli non c’è nulla da fare. Così la nostra elevatissima classe politica si incontra con i suoi pari sconsolata e ci vogliono giorni di cene e seminari ad alto livello, nei luoghi più prestigiosi ed elitari del mondo per dimenticare il tanfo di questa Italia becera che proprio non merita il loro costante e disinteressato impegno. Io sono uno di questi puzzolenti cittadini italiani, sono anche un blogger, vorrei fuggire dalla penisola che mi ha cresciuto, vorrei che la creme di cui sopra mi accogliesse nel suo grembo e mi facesse dimenticare tutto. Il sonno eterno! E un panorama completamente diverso. REVERSO!

Vincenzo

“Scrisse, scriveva, ritenne fin da ragazzo che fosse meglio osservare il mondo attraverso la scrittura. Poi, più grande, lesse le emozioni d...