venerdì 30 gennaio 2026

Vincenzo

“Scrisse, scriveva, ritenne fin da ragazzo che fosse meglio osservare il mondo attraverso la scrittura. Poi, più grande, lesse le emozioni della vita posandole su un foglio di carta: non sa ancora se fu un errore ma comincia a nutrire seri dubbi sulle sue scelte." 

Non c’è più tempo si è detto e il tempo è volato via. Sono rimaste solo queste parole come cornice ad un uomo sconosciuto che non è mai riuscito a incontrare se stesso. Pensò che almeno qui lei capisse, continuò a crederlo contro qualunque evidenza. Che qui fosse finalmente diverso e senza fine, che qui fosse essenza vera e che solo questo importasse. Scrive ancora di tanto in tanto, poi socchiude gli occhi e guarda lontano ma non riesce più a scrivere quel che vede. Vincenzo voleva scrivere fin da ragazzino, gli piaceva l’idea del foglio, della penna e del pensiero che vi si fermava sopra. A lungo credette che anche il più piccolo evento serbasse in sè l’idea della vita e dei suoi misteri: scriverne era una magnifica avventura. Adesso Vincenzo ha un’altra età e una vita direttamente ereditata da quel ragazzino, ha deciso di scriverne così. Le presentazioni hanno poco senso, le spiegazioni si perdono sempre nell’indistinto, i perchè e i come di una scrittura così frammentata fanno la stessa fine. Vincenzo voleva scrivere e lo ha fatto in molti modi diversi: questa è una traccia, riuscite a percepirne l’emozione?

sabato 24 gennaio 2026

Shoah, Gulag e affini

La storia e gli avvenimenti, anche i più recenti, le marce, i discorsi, le dichiarazioni accese e gli applausi virtuali...tutto indica che difendiamo la memoria perchè non ne abbiamo. L'umanità produce da sempre le ideologie che affermano che ci sono gli uomini e i non uomini: il passo seguente è Auschwitz. Ogni volta che stabiliamo livelli, che difendiamo prerogative, che diciamo che l'altro è troppo stronzo per vivere diciamo anche che in fondo può morire. Ed egli comincia a morire. Ci sono giornate della memoria che ci fanno dimenticare chi siamo e COME SIAMO. Verrà il tempo in cui anche queste giornate scompariranno, inutili come rottami polverosi; al loro posto nuovi editti di libertà e furore, di umanità e sangue, di democratici lager e immemori aguzzini. Non v’è memoria senza conoscenza e non può esserci sapere senza analisi. Senza lo studio di quelli che furono le premesse ideologiche della superiorità della razza, senza la conoscenza della storia tra il 1919 e il 1945 in Europa non ha senso nessun giorno della memoria. Esiste un’etica profonda e generale che l’umanità sconfessa con vergognosa noncuranza, un termine di confronto che attraversa intere generazioni e che viene rimpallato tra di esse come una pietra incandescente: brucia tra le mani e fa male, meglio dimenticare e dire io non c’ero, io non ne ho colpa. E’ il sistema con il quale, nei decenni posteriori a quello orribile del secondo conflitto mondiale, milioni di esseri umani hanno “ricordato” la Shoah e dimenticato i Gulag, le prigioni dei vietcong, Guantanamo, le carceri cinesi o quelle turche e ad altri innumerevoli campi di concentramento senza svastica. Altro che giornata della memoria, non abbiamo altro che complesse operazioni di cancellazione radicale.La giornata della memoria si onora studiando con attenzione come l’uomo si può trasformare in un escremento in divisa con buona pace di molti culi puliti e candidi. Non le si fa nessun buon servizio dicendo -orrore, mi dispiace, non accadrà più- Perchè accade, è accaduto sta accadendo e noi siamo coinvolti sempre. E la storia dei culi che bisogna studiare per evitare ulteriori “inconsapevoli” defecazioni. Chiudete i blog e aprite un libro, anzi i libri.

giovedì 25 dicembre 2025

Apro le ali

Non so più scrivere mi dico a volte. Guardo smarrito la tastiera e mi affido al foglio e alla penna. Crollo la testa e mi allontano col pensiero da tutto: la stupidità di vivere arriva subito dopo con i suoi banchetti di roba usata. Mi dice guarda, tocca, compra e, soprattutto fai in fretta, domani non ci sono più, domani non esiste. Non c'è riuscita finora. Non compro nulla ma annuso tutto. Apro le ali che non ricordavo di avere, il fruscio dell'aria sotto di me è una poesia che mi porta via. Non è vero che non so più scrivere. Scrivo per questo. La mia vita assomiglia sempre più ad un uscio stretto, un accesso quasi nascosto e impersonale. Oltre quel piccolo varco c’è il mio mondo, lo spazio perenne dentro il quale vive la mia libertà. Bella e splendente come nessuna parola potrà mai dire. E’ la dimensione in cui vorrei restare ed è finora il mio cruccio continuo. Chiudo la porta dietro le mie spalle e di quel benessere resta solo per qualche breve periodo l’eco sempre più lontana.

venerdì 7 novembre 2025

L'OPPOSIZIONE IN ISRAELE

Yair Lapid, Leader dell’Opposizione in Israele. Ci sono due tipi di paesi che ora annunciano che riconosceranno uno stato palestinese: quelli che lo fanno contro di noi, come Irlanda e Spagna, e quelli che lo fanno perché pensano di essere dalla nostra parte, come Francia e Gran Bretagna, e certamente la Germania. Non sono sicuro di quale sia più fastidioso. Quelli che lo fanno apposta contro di noi, per motivi che sono facilmente identificabili come più di un accenno di antisemitismo, o quelli che credono – con non poca arroganza – di sapere meglio di noi cosa è meglio per noi. Il problema, ovviamente, non è che la Francia riconosca uno stato palestinese. Dopotutto, questo non farà sorgere lo stato. Il problema è che non si pongono le domande fondamentali: quali confini? Qual è la sua capitale? Quale leadership ha? Quale sistema di governo? È una democrazia? Supporta il diritto al ritorno? Ha gli strumenti per affrontare un tentativo di presa del potere da parte di Hamas nel momento in cui si presenta? Ho posto questa ultima domanda a molti miei amici e conoscenti nell’Europa di destra negli ultimi giorni. Naturalmente, non hanno risposta. Non ci hanno davvero riflettuto. Se lo stato palestinese che sostengono sarà un altro stato terrorista fallito e assassino – verso i suoi stessi abitanti e verso gli ebrei – lo sostengono ancora? Perché è bello che vogliano uno stato palestinese illuminato, prospero e democratico, dove la gente discute di Sartre e Camus nei caffè di Ramallah, ma sappiamo tutti che non sarà esattamente così. Se il mondo riconosce uno stato palestinese senza chiedere nulla ai palestinesi, trarranno una conclusione da questo: che non devono fare alcuno sforzo. Perché dovrebbero? Se dopo trent’anni di corruzione e violenza da parte dell’Autorità Palestinese, se dopo che Abu Mazen ha cancellato le elezioni e negato la democrazia ai palestinesi, se dopo la presa di Gaza da parte di Hamas e il terrore del 7 ottobre, la cosa successiva che accade è il riconoscimento globale di uno stato palestinese, allora dal loro punto di vista probabilmente stanno facendo qualcosa di giusto. Se l’Europa vuole davvero che uno stato palestinese venga mai istituito, dovrebbe fare esattamente il contrario: chiedere che i palestinesi cambino. Che ci dimostrino di sapere essere democratici, di saper combattere il terrorismo, di sapersi liberare dalla corruzione. Dichiarare il proprio sostegno a chi ha distribuito caramelle a Nablus e Hebron la mattina del 7 ottobre non fa avanzare la soluzione dei due stati – anzi, la allontana.

venerdì 10 ottobre 2025

L'ODIO IN GIACCA E CRAVATTA

Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492. L’eleganza dell’espulsione Spagna. Isabella e Ferdinando. I Re Cattolici. La cristianità trionfante. La croce sopra ogni porta. E gli ebrei? Fuori. L’editto di Granada li caccia tutti: convertiti o sparite. Niente urla. Niente fucili. Solo pergamene con sigilli reali, lettere col timbro, vescovi con l’anello. Chi resta viene bruciato. Chi non si converte viene torturato. E nessuno ha detto niente. Perché l’Inquisizione era giusta. Perché la Spagna era “perbene”. 1933–1945. I tecnocrati del massacro I nazisti? Certo. Colpevoli. Ma chi ha reso possibile l’Olocausto sono stati i milioni di cittadini rispettabili. I funzionari con la cravatta. Gli insegnanti che spiegavano “l’ebreo degenerato”. Gli operai che costruivano i treni della morte. I medici che facevano esperimenti su neonati. I banchieri che espropriavano conti correnti “non ariani”. Non erano belve. Erano impiegati, colletti bianchi, brave persone. Sapevano tutto. Ma non avevano “nulla da eccepire”. Italia, 1938. Fascismo col sorriso Le leggi razziali non le ha scritte Hitler. Le ha firmate l’Italia dei salotti. Il Re le ha approvate. Gli accademici le hanno difese. I giornali le hanno giustificate. Un intero popolo che, pur sapendo, ha guardato altrove. Studenti cacciati. Professori umiliati. Negozi ebraici chiusi. Professionisti radiati. Poi deportati. Poi uccisi. E gli italiani? Aperitivi. Processioni. Famiglie al mare. Francia, 1942. L’aristocrazia della vergogna Velodromo d’Hiver. Parigi. La polizia francese raduna oltre 13.000 ebrei, 4.000 sono bambini. Li chiude lì, senza acqua né cibo. Poi li carica sui treni per Auschwitz. Non fu un ordine tedesco. Fu Vichy. Fu la Francia stessa. Quel Paese illuminato, colto, repubblicano. Li ha rastrellati uno a uno. Con precisione. Con efficienza. Con “civiltà”. Il male elegante di oggi Oggi non ti dicono “morte agli ebrei”. Ti dicono: “Israele esagera”. Non dicono: “sono terroristi”. Dicono: “sono resistenti”. Usano parole come “genocidio” per attaccare chi si difende. E mai, mai, per condannare chi ha cominciato. Mai per Hamas. Mai per Hezbollah. Mai per chi manda un ragazzino a farsi esplodere. Il tutto con toni misurati, podcast eleganti, articoli pieni di “sfumature”. Sono quelli che dicono “non sono antisemita, ma…” E poi vengono fuori col solito ritornello: “Gli ebrei comandano tutto”. “Ora fanno agli altri ciò che hanno subito”. “La Shoah non può giustificare l’occupazione”. E giù odio, mascherato da diritto all’opinione. La verità fa schifo. Ma va detta. Le grandi tragedie non le ha mai compiute il pazzo isolato. Le hanno fatte le società intere. I popoli interi. Con il consenso tiepido della “gente normale”. Con le mani pulite, e l’anima sporca. Oggi come allora, il male non ha bisogno di mostri. Gli bastano gli indifferenti, i benpensanti, i moralisti a senso unico. E se non lo capiamo in tempo, succederà di nuovo. Perché sta già succedendo.

giovedì 9 ottobre 2025

essere o non essere

Che io ci sia, risponda, non mi fa più vivo, mi fa solo più social: esisto ancora seppure in modo diverso e quando non ci sarò più se la scrittura è ancora fruibile qualcosa di me sarà restato. Con o senza interloquio la mia esistenza avrà un senso nonostante tutto. Io ci credo fermamente, è il motivo per cui al tramonto della mia vita sto lasciando visibili tutti i miei testi su TUTTI i miei blog: questa risposta vale per chiunque passi da qui e legga. Se in questi anni a seguito dei miei post ci fosse stato un vero interloquio, commenti che mi avessero dato l’opportunità di sviluppare un discorso più ampio centrato sullo scritto allora sarei rimasto, avrei avuto uno stimolo in più. Ma così il discorso è da ritenersi chiuso. La scrittura resta, i mei sogni restano, la mia vita non muta per i desideri superficiali di altri, Enzo è vivo nel suo intelletto e nelle cose che scrive. Che sia letto, accettato, conta meno. Lasciare una traccia di me era importante. L’unicità è un grande pregio, non deve diventare arroganza ( il rischio è alto); chi scrive qui è un campione di imperfezioni vi assicuro e ci convivo. Scrivo da sempre, mi viene facile e naturale fin dai tempi delle elementari e poi via via negli anni della giovinezza e della maturità; ho usato sempre la scrittura nei contatti che stimavo importanti della mia vita. Scrivo per non dimenticare e non farmi dimenticare, scrivo per capire ( innanzitutto me stesso), se capisco comunico altrimenti mi chiudo. Ma non c’è solo questo: scrivo perchè mi piace e MI PIACCIO! Non serve mascherare il lato edonistico e narcisistico della mia presenza qui: non mi fa ombra confessarlo.

mercoledì 8 ottobre 2025

Webrunner-

Più di 20 anni in rete e centinaia di post, altrettanti incontri e molte questioni irrisolte: questa è stata finora la mia vita qui. Mi ha deluso e mi avete deluso! Poca vera comunicazione, paletti ovunque, equivoci a gogò. Pretendo troppo? Non credo, volevo solo un minimo di educazione se poi ci fosse anche cultura sarebbe perfetto. Questo è un blog "finito" e in se concluso, i testi sono tutti programmati, molti di essi risalgono a decenni fa in era pre-web: ho scelto un vecchio e amatissimo template, centinaia di immagini ed ho provato a giocare seriamente come molto tempo fa. Questo spazio è solo una traccia del mio passaggio nell'ambiente virtuale, non chiede nulla e nulla cerca. 

Vincenzo

“Scrisse, scriveva, ritenne fin da ragazzo che fosse meglio osservare il mondo attraverso la scrittura. Poi, più grande, lesse le emozioni d...