lunedì 18 maggio 2026

IL CARDINALE

Matteo Zuppi è oggi il volto più esposto della Chiesa italiana. Presidente della CEI, mediatore in missioni diplomatiche delicate, figura amata dai media progressisti. Ma dietro l’immagine di pastore sorridente si nasconde una frattura che interroga tanto i fedeli quanto la politica vaticana. Zuppi parla di pace, ma non nomina mai l’aggressore. Va a Mosca, a Pechino, a Washington: viaggi presentati come storici e risolti in comunicati prudenti, in dichiarazioni generiche. Da mesi è il “cardinale del dialogo”, ma il dialogo non produce risultati. Il punto non è la buona fede. Il punto è l’ambiguità. In Ucraina c’è chi invade e chi subisce. In Israele c’è un terrorismo che colpisce civili. Eppure le parole di Zuppi sembrano disegnate per non incrinare rapporti, per non disturbare nessuno. Una neutralità che, a lungo andare, appare come debolezza. Dentro la Chiesa la percezione è duplice. 
Da un lato, c’è chi lo vede come il futuro: aperto, inclusivo, in sintonia con il Papa. Dall’altro, cresce la sensazione che sia lontano dai problemi reali delle parrocchie italiane, più a suo agio negli incontri diplomatici che nei quartieri dove i fedeli si riducono e le vocazioni crollano. Non è solo questione di politica estera. È questione di credibilità. Un cardinale non può trasformarsi in ministro degli Esteri senza rischiare di perdere il suo ruolo di guida spirituale. E Zuppi, con la valigia sempre pronta, rischia di sembrare un protagonista in cerca di palcoscenico, più che un riferimento saldo per il cattolicesimo italiano. È questa la sua contraddizione più profonda: voler essere al tempo stesso pastore e negoziatore, guida dei fedeli e uomo di apparati, voce morale e diplomatico prudente. Due ruoli che raramente convivono, e che in lui finiscono per annullarsi a vicenda. Zuppi rimane dunque sospeso. Troppo politico per essere solo cardinale, troppo cardinale per diventare vero politico. Una figura che affascina ma non convince, che sorride ma non incide. Un cardinale delle ambiguità, più che della chiarezza.

domenica 17 maggio 2026

Opinioni

Questo non è un blog d'opinione, che significato ha questo termine? 
IO HO UN'OPINIONE, l'ho su molte cose ma non faccio opinione! Non pretendo di farla, me la studio, la vivo e la analizzo. Non la vendo ma la difendo aprioristicamente se essa viene attaccata gratuitamente, l'ideologia di altri non può valere più della mia per partito preso. Avere una opinione, scriverla in rete significa nella gran parte dei casi suicidarsi per contatti e audience; nei blog decenti da un punto di vista letterario l'opinione è UNICA, una dittatura del pensiero che nasce da molto lontano, dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla egemonia ideologica della sinistra che pretese di fondare questo straccio di Repubblica delle banane su una guerra civile. Ma io per fortuna ho superato da tempo l'imbarazzo di dover piacere per forza a qualcuno, di dover cinguettare su testi e concetti falsi e vuoti. 
Da quando scrivo in rete ho contatti speciali con blogger che ritengo abbiano opinioni molto diverse dalle mie se non contrastanti; ho ben capito che esprimere con chiarezza le proprie idee in aperto contrasto con quelle di tendenza nell'ambiente frequentato ti espone a un isolamento mediatico potente e progressivo. Devo francamente confessare due cose: la prima è che chi è in asse con le mie opinioni mediaticamente e culturalmente è spesso una nullità mentre dalla riva opposta ci sono fior di esecutori. La seconda è che non mi importa dell'isolamento io non faccio compravendita di contatti e non sono disponibile a compromessi a qualunque costo. Io sono un uomo libero sarà questo che vi disturba. A ventanni la mia fede marxista aveva subito un duro colpo proprio nell’ambiente che frequentavo: c’entrava una ragazza (c’entrano sempre) e la sua vagina ideologicamente avanzata; da quella ero poi passato ad una revisione critica delle posizioni politiche del movimento. Insomma non ero più un fervente e cieco compagno ma quella prima idea sul Capitale di Marx era ancora profondamente valida per me: i soldi c’entrano sempre… le donne pure.

IL CARDINALE

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