Denaro, propaganda e proxy: la guerra che non vedi è un nemico che non sfonda i confini, li aggira.
L’Occidente si prepara da anni al colpo frontale: missili, cyberattacchi, carri armati. Ma la vera partita si gioca altrove. Le democrazie non stanno crollando sotto le bombe: stanno marcendo dall’interno. C’è chi lavora silenzioso, usando soldi, accademia, media e criminalità organizzata per far vacillare società che non hanno più anticorpi. Russia, Cina, Iran e Qatar. Ognuno con la sua firma, un’unica regia: piegare dall’interno ciò che non possono abbattere dall’esterno.
Russia: il rumore che diventa verità
Mosca ha perfezionato l’arte della disinformazione. La campagna “Doppelgänger” è l’esempio più noto: siti clone che copiano testate europee, titoli leggermente modificati, stessa grafica, e dentro una narrativa tossica. Tutto sincronizzato con reti di bot che amplificano i contenuti. Obiettivo? Minare la fiducia, logorare il sostegno a Kiev, dipingere la NATO come aggressore. L’UE ha già sanzionato persone e sigle legate a questa operazione, ma la macchina resta in funzione. Non serve convincere tutti: basta insinuare il dubbio, dividere l’opinione pubblica, fare rumore.
Cina: penetrazione silenziosa
Pechino non urla, compra. Compra università, cattedre, centri di ricerca. Secondo i registri del Dipartimento dell’Educazione USA, decine di miliardi di dollari provenienti da Cina e Qatar sono stati versati ad atenei americani senza disclosure completa. In Europa, gli Istituti Confucio hanno agito per anni come teste di ponte: lezioni di lingua e cultura, ma anche condizionamento politico. Poi ci sono le “stazioni di polizia” clandestine: uffici mascherati da associazioni culturali, smascherati a Londra, New York e Madrid. Il DoJ americano ha portato a processo cittadini cinesi che le gestivano a Manhattan: obiettivo, sorvegliare dissidenti. Soft power? No. È controllo a distanza, trapiantato nel cuore delle metropoli.
Iran: la manovalanza del caos
Teheran non compra spazi accademici, destabilizza. Finanziando proxy armati, creando reti di simpatizzanti, infiltrando comunità. L’esempio più recente arriva dall’Australia: due attacchi incendiari a sinagoghe, manovalanza locale mossa da legami con l’IRGC. Risultato: Canberra espelle l’ambasciatore iraniano e inserisce i Pasdaran nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Questo è il manuale iraniano: mai colpire direttamente, sempre usare intermediari. Online, le campagne di influenza spingono narrative antisraeliane e antisemite, vestite da “attivismo per i diritti”. Il bersaglio non è solo Israele: è la coesione interna delle società occidentali, divise da slogan e odio settario.
Qatar: i soldi senza rumore
Doha non manda miliziani, manda denaro. Verso università, think tank, media. In dieci anni ha speso miliardi in donazioni accademiche negli Stati Uniti: Harvard, Georgetown, Cornell. In Europa, la rete è meno trasparente, ma la logica è la stessa. Non si tratta di beneficenza: è acquisto di influenza. Un professore che ha una cattedra finanziata da Doha non è libero come sembra. Un centro studi che vive di fondi qatarioti difficilmente pubblicherà report ostili. Il soft power qatariota non fa rumore, ma piega la narrativa dall’interno.
La meccanica comune
Deniability: le mani sporche non sono mai direttamente riconducibili a uno Stato.
Frammentazione: mille micro-fonti che ripetono la stessa linea.
Amplificazione: bot, reti coordinate, influencer locali complici o ingenui.
Co-opting: accademici, attivisti, giornalisti che diventano cavalli di Troia.
Tabella comparativa – Le forze oscure contro l’Occidente
I casi concreti
UE: scoperti oltre 100 siti clone pro-Kremlino nel 2024, immediatamente sanzionati ma mai del tutto eliminati.
UK: MI5 ha denunciato ufficialmente l’interferenza cinese, nominando individui (Christine Lee) come agenti di influenza.
USA: Dipartimento di Giustizia ha chiuso stazioni di polizia illegali cinesi a New York e ottenuto confessioni in tribunale.
Australia: espulsione dell’ambasciatore iraniano e rottura con Teheran dopo attacchi incendiari collegati a proxy dell’IRGC.
Università: report Sec.117 hanno rivelato oltre 6 miliardi di dollari non dichiarati provenienti da Cina e Qatar verso campus americani.
La verità scomoda
Non è più una teoria del complotto: le prove sono pubbliche, i casi giudiziari concreti. Eppure, l’Occidente continua a giocare con leggerezza, preferendo non vedere. Perché conviene, perché fa comodo. Ci si consola parlando di “dialogo” e “soft power”, ma la realtà è che le forze oscure hanno già un piede dentro casa.
La minaccia non è un’invasione dall’esterno. È la resa interna: quando cittadini non distinguono più informazione libera da propaganda pagata, quando università si piegano a chi scrive l’assegno, quando atti di terrorismo vengono minimizzati come “disordini locali”.
Il nemico non deve più entrare: lo abbiamo già invitato.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...
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