Che cosa c’entra questo Enzo con quello che studiava al liceo di Milano? Con quello del movimento studentesco degli anni 70? Con il ragazzo innamorato di Tiziana? E’ lo stesso che si perse per Giuseppina a Trapani o che ancora si immedesima per Giulia? No, non c’entrano niente l’uno con l’altro. Non è lo stesso uomo che da tempo scrive qui, su un blog, quell’altro usava carta e penna, aveva pochi amici e tanti sogni. Si sono ristretti gli uni e gli altri; l’unica cosa che si è dilatata è la sua verve polemica, la capacità di incazzarsi, la noia profonda e l’insofferenza per la cultura a comando e i discorsi di convenienza e fumosi. Mi pare perfetto per un blogger in via di estinzione.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...

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L'autore del blog è andato via per sempre.