Mio padre faceva arancini deliziosi, secondo tradizione classica e ci volevano almeno due giorni. Poi si invitavano gli amici e si mangiava in compagnia. Qualcuno dopo un po’ si appartava in solitudine con l’arancina (femminile a Palermo!) in mano e guardava il mare davanti con gli occhi a fessura. I siciliani sono isolani in primis, non è un pregio e nemmeno un difetto, è uno stato d’animo condito da secoli di contatti con il mondo circostante portato dal mare. I siciliani sono orgogliosi ma spreconi…hanno avuto così tanto. Sono pigri a volte, vorrebbero che l’intuito cancellasse tutto, distanze, miserie errori, però sanno scrivere un italiano perfetto pur pensando in dialetto. I siciliani sono italiani nel midollo, chi fa finta di non capirlo dovrebbe mangiare un’arancina cucinata lege artis e finire poi con un cannolo con la frutta candita, è come mangiare una chiesa barocca! Siamo così complessi. In Sicilia c’è solo il presente, il futuro non è contemplato nemmeno nel dialetto ma uno sguardo verso il cielo non manca mai basta pensare all’Etna. Camilleri ha raccontato la sua e la mia terra senza difficoltà perchè partiva dalle piccole cose, dai particolari, dalle inezie che sono il sale della vita e dall’eros che senti sulla pelle nelle sere d’estate quando il cielo assume quel colore blu-viola che esiste solo sotto certe latitudini. Salutiamo.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...

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