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IN DITTATURA

Se non sei mai vissuto in una dittatura, non puoi capire. Ma puoi urlare. Senza paura. Chi ha vissuto la dittatura, non urla. Conta i respiri. C’è chi oggi si indigna per “l’autoritarismo”, la “censura”, il “fascismo strisciante” – e lo fa da uno smartphone da 1000 euro, sotto la protezione dell’articolo 21. Urla, manifesta, insulta, scrive striscioni. Libero. Poi c’è chi una dittatura l’ha vissuta. E no, non fa rumore. Parla piano, guarda attorno. Controlla chi ascolta prima di dire cosa pensa. Perché chi è nato sotto un regime ha imparato che la libertà non è un diritto, è un’eccezione. E che la verità non è pubblica, è clandestina. La differenza tra chi può e chi sa. Chi non ha mai visto i parenti sparire nel nulla. Chi non ha mai sentito bussare alle 4 del mattino. Chi non ha mai dovuto imparare a memoria cosa dire, cosa non dire, cosa negare. Non può capire. Ma può urlare. Sì, può dire tutto quello che vuole. Può chiamare “fascista” chi difende lo Stato di diritto. Può paragonare Israele alla Germania nazista. Può dire che Zelensky è peggio di Putin. Può scrivere che “resistere è un diritto”, anche se chi resiste lancia razzi da scuole e ospedali. Ma sai qual è il problema? Che grida come se fosse oppresso, mentre usa la libertà che altri hanno pagato. Si crede coraggioso perché urla contro democrazie imperfette. Ma non fiata contro gli Ayatollah, contro Assad, contro Hamas, contro Putin. Non fiata perché in fondo non è coraggioso, è comodo. E codardo. Perché in una dittatura vera, di quelle vere, dove il dissenso si paga con la pelle, lui non direbbe una parola. E allora ascolta chi l’ha vissuta davvero. Ascolta chi ha visto i campi in Corea del Nord. Chi ha imparato a scrivere poesie in codice nei gulag sovietici. Chi ha cantato la libertà nel sottosuolo iraniano. Chi è scappato da Gaza non per “l’occupazione”, ma perché Hamas lo voleva morto. Ascoltali. Non parlano per fare carriera. Parlano perché non possono dimenticare. Se non hai mai vissuto in una dittatura, non puoi capire. Ma puoi scegliere: O stai zitto e ringrazi chi ha costruito la libertà in cui vivi. O urli – ma almeno urla contro chi la libertà la nega davvero. Non è questione di essere di destra o di sinistra. È questione di essere svegli. E se non riesci a vedere la differenza tra chi ti lascia parlare e chi ti farebbe sparire… …non sei ribelle. Sei solo utile a chi comanda nel buio.

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Domani

Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare. La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc. Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano. Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato.

ROMANTICI -

Ci infrangiamo sulle parole, sui loro spigoli lasciamo i resti di innumerevoli naufragi. Navighiamo attorno ad un concetto antico, vorrei dire obsoleto, ma bene o male viene sempre fuori una parola, quella parola che tenta di raffigurare la tempesta e la passione, l’istinto del silenzio dopo una danza vorticosa, il senso di un’infinita rincorsa: romantico, romanticismo. Sono romantico? Siete romantici? Cosa siamo quando ci denudiamo e, in segreto, malediciamo il pudore di abbracciare il nostro cuore con la mente? Una nota può raggiungere il cielo anche se lo strumento sta nel fango e un essere umano ha il diritto di crederci almeno una volta nella vita. Scrivo con la percezione che non tutto vien fatto per nobili ideali ma non tutto nasce imbrattato dalla parte peggiore di noi… A volte torniamo ad essere bellissimi.

controsensi

Rimescolare le carte in ossequio a tendenze e ideologie imposte da una pseudo cultura da web pilotate da un europeismo a senso unico non fa per me. Non mi piacciono coloro che dopo decenni di lotta per la laicità dello Stato e dei cittadini, dopo prese di posizione durissime nei confronti del Vaticano e della idea cristiana di società, dopo anni di scrittura sulla liberazione femminile, non alzano un dito, non scrivono un rigo non cantano una canzone contro il mondo islamico ma invece scrivono in rete felici e beati del suicidio intellettuale verso cui stanno precipitando. O sono pazzi o sono ipocriti: li disprezzo in entrambi i casi.