Si nasce aperti ma si può morire chiusi, molti preferiscono darsi un’apparenza di apertura posticcia che incredibilmente funziona in società, nel web ancora meglio perché si canta la stessa canzone di felicità tutti assieme, tutti meravigliosamente ipnotizzati e falsi. Io non ho niente da insegnare a nessuno, sono un solitario senza speranza che ha avuto la felicità fra le mani per un breve istante molto tempo fa e non lo ha mai dimenticato per sopravvivere anche alla mediocrità di se stesso. Il mio scrivere fa parte di tale modo di vivere ma il prezzo pagato, in tutti i sensi, è altissimo.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...
Vivo in un ambiente di lavoro diciamo allegro, da qualche mese a questa parte. Sono venuta fuori da un'annosa situazione insostenibile. Dovrei essere contenta, penserai. E in linea di massima lo sono. Eppure riesco a rovinare tutto, col mio desiderio di silenzio e di immersione nei miei stati d'animo torvi, grigi e scostanti. Tanto da provare segretamente fastidio nel sentire le chiacchiere, le risate e le battute di colleghi sempre pronti allo scherzo. Quindi sì, mi capita di indossare la maschera, di stare al gioco, di ricambiare la battuta. Ma sento che non sono io, che sopporto, che vorrei altro, in quei momenti. Un essere mostruoso mi abita dentro e non puo' più uscire oramai. Surfinia
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