Avevo da sempre sentito alcune forti remore a considerare i siciliani e la loro terra come parte integrante a buon diritto del corpo sano di questa nazione. Erano miasmi più o meno forti che a seconda dei casi si rendevano evidenti in certi contesti politico-sociali. Poi si diradavano e sembrava che il concetto più alto e nobile di un Italia e di un Sud eguali nelle prospettive civiche e intellettuali avesse il sopravvento. Mi sbagliavo! Ho trascorso una gran parte della mia vita oltre lo stretto, in province molto lontane da qui, in città eleganti e pulitissime, con cieli e profumi diversi per l’aria. Non è facile vivere in una città o in una regione portandone un’altra sempre viva nella pancia. Io la mia storia l’ho vissuta da siciliano che si sente italiano (non riesco a dirla meglio), è questa coscienza insulare a permettere a quelli nati in Sicilia di sentirsi naturalmente italiani: non capisco perchè per gli altri italiani debba essere così difficile percorrere questa strada. Certo è un percorso che inficia molti interessi e privilegi, che necessita di apertura mentale e coraggio, non è una strada comoda sempre. Ma è l’unica.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...

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