Io vivo un’asimmetria evidente da ragazzo tra i miei sogni e il loro realizzarsi. Non riesco a conciliarne le misure e, negli ultimi anni, lo scollamento è diventato profondo. Mi vedo, guardo quel che sono (non solo quel che scrivo) e mi sento morire: l’inganno culturale, intellettuale, la linea di salvezza che ho seguito fin qui non mi basta più, l’idea o l’essenza di me portata nero su bianco è un confronto insostenibile con il grigiore quotidiano che vivo. Tutto qui.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...

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L'autore del blog è andato via per sempre.