Io abito nella più grande isola del Mediterraneo, una lente biconvessa che assomma in sé tutte le energie, il sole e le ombre di un continente perfettamente rappresentato in scala ridotta. Le ultime cronache sociali, lo sguardo buttato sulle consuete dinamiche politiche ripetono con monotona cantilena che le spine che mi pungevano 30 anni fa sono ancora acuminate, e fanno male; la Sicilia in Italia non c’è. Adesso traduciamo la frase: L'Italia nata in Sicilia non vuole la sua appendice meridionale. La Sicilia terra di mescolanze e di frontiera ha l'intelletto in Europa e il cuore a caldo in Africa Settentrionale, sarebbe servita una coscienza unitaria ben più profonda di quella leghista per provare a costruire un nazione italiana. Non c'è mai stata e lo stretto fa da confine.
Non gridavano “morte agli ebrei”. Firmavano decreti. Non imbracciavano fucili. Compilavano elenchi. Erano medici, giudici, maestri. Gente normale, gente educata. Gente colpevole. Nessun filtro. Nessuna pietà. Come i peggiori crimini contro gli ebrei sono stati firmati da chi sembrava innocuo. Ben pettinati. Ben truccati. Beneducati. Il volto del male, a volte, indossa un doppiopetto. Non urla, non impreca, non spara. Ma firma. Firma decreti, protocolli, ordinanze. Chiude scuole. Espelle bambini. Compila liste. E nel frattempo ti guarda negli occhi, e ti dice: “È per il bene comune.” Il genocidio comincia sempre con un tono pacato Le grandi persecuzioni non iniziano con le camere a gas. Iniziano con il vicino che ti sorride mentre denuncia tuo padre. Con la segretaria dell’ufficio comunale che ti cancella dai registri scolastici. Con il preside che ti consegna la pagella e ti dice: “Non puoi più tornare”. È così che è cominciato. È così che hanno fatto fuori gli ebrei. Con garbo. 1492...
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