Sine tempora

Blogger inserisce automaticamente una data alla pubblicazione del post. Questi testi non dovrebbero avere alcun riferimento temporale, furono scritti per uscire dal tempo e per vivere in una dimensione aliena alle mode e alle stagioni.
E' per tale motivo che essi avranno dunque come data i giorni di un annoqualunque che sia palesemente falso e inutile.
Ciò che conta è il senso e l'anima della scrittura.

martedì 16 maggio 2017

L’intuizione concettuale


E’ difficile per me spiegare a parole la sensazione che mi accompagna da tantissimi anni, E’ vero soffro di solitudine ma è altrettanto vero che fin dall’adolescenza c’è una parte della mia vita che io non posso che viver da solo. Intellettualmente nella sfera di certe emozioni e di certe riflessioni IO SONO SEMPRE STATO SOLO, ogni volta che ho tentato di uscire dal guscio mi sono sentito a disagio come se fossi forzato in una veste che non mi apparteneva. Anche qui nei blog il distacco tra la mia dimensione intima e l’espressione scritta che ne ho prodotto non mi ha mai del tutto soddisfatto: forse i continui aggiustamenti, gli abbandoni e i ritorni hanno la loro origine dentro la segreta consapevolezza della mia personale solitudine.
Ad un certo punto della mia vita ho capito che era inutile produrre tentativi di condivisione, erano sterili e per certi versi controproducenti: ho aperto i blog per provare ad essere diverso e vero, per svelarmi senza finzioni.
Non funziona! O almeno funziona solo in parte, poi arrivano come sempre gli equivoci, le risse, le incomprensioni e nel frattempo si perde il tempo prezioso dell’intuizione concettuale, quella che ti fulmina in mezzo secondo e che non riuscirai a comunicare mai a nessuno se non seguendo la stessa via e la medesima intuizione.
Ho scritto miliardi di righe nella mia vita, milioni da quando frequento il web. Mi pongo il problema di cosa esse siano e dove vadano, mi pongo anche un’infinità di questioni che dalla scrittura partono e alla scrittura ritornano.
Devo confessare che abbastanza spesso sono soddisfatto di ciò che scrivo ma capisco che il significato vero è troppo spesso relegato alla MIA dimensione intellettuale: nonostante la mia arroganza lo ritengo un difetto. Credo che resterà tale. Ho riempito negli anni la rete di miei blog che adesso dormono “spenti” in qualche angolo, posso risvegliarli quando voglio per scherzo, per noia, per diletto o per curiosità, penso che sia affar mio. Ultimamente ho trovato più utile scrivere all’interno dei commenti e i miei scritti “nuovi” si trovano quasi tutti lì; il blog è una strana creatura molto più duttile di quanto si possa pensare, nel contesto personale, che resta intonso se lo vogliamo, si inserisce quello pubblico, croce e delizia di noi tutti, pietra di paragone culturale ostica e micidiale in certi suoi risvolti. Sarà su quel terreno che si giocherà la vera partita di un blog, nel guardarsi in faccia, migliorare la forma del nostro pensiero e la sua espressività, confrontarla con gli altri, accettarne la diversità e difendere la dignità del NOSTRO sentire. In questo, specificatamente, io mostro spesso la corda e lo scrivo. La mia corda sono spesso le mie sconfitte anzi a ben guardare sono esse le vere protagoniste di questo blog; la non riuscita, i tentativi a metà e, infine, la grande malinconia dei sogni solo sfiorati ma mai stretti tra le mani.
In certi casi ho pensato, prima di mettermi alla tastiera, di provare a fingermi un’altra esistenza e altre dinamiche: chi potrebbe mai sapere veramente di me? La rete è piena di falsi narrativi e intellettuali, di castelli incantati pronti a crollare al primo alito di concretezza vitale. Ma non ci riesco, scrivo della mia mediocrità immaginando l’assoluto: se non potessi farlo più sarei privato di uno dei pochi sfoghi esistenziali che mi sono rimasti.
Tutti post che ho scritto negli anni parlano di questo, sono io, credo che voi mi leggiate per questo.


3 commenti:

  1. Ho letto con attenzione in questo blog ed in altri e ho sentito il bisogno di commentare, ma le parole mie oramai sperano solo nella comprensione di un silenzio, e adesso mi è venuto in mente un brano di "Eliott" Cori, non ho con me i miei libri ma confido nella mia buona memoria, " Dov'è la vita che abbiamo perduto vivendo? Dov'è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? Dov'è la conoscenza che abbiamo perduto nell'informazione?" Enzo , Eliot sapeva che la poesia e la scrittura raggiungono quella regione interiore dell'uomo dove si collocano e formano i suoi orientamenti esistenziali essenziali, dai quali dipende la vita. Sembrerebbe che questo commento non è in sintonia con i tuoi scritti, ma da essi si evince grandemente il tuo bisogno di scrittura e l'esigenza nei tuoi scritti di parlarne, e quella mediocrità di cui parli, non è nei tuoi scritti ma nella sensazione tutta tua,di non poter riavvicinarti a quell'infinito, appena intravisto, raggiunto e poi perso.

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    1. Dentro il silenzio c'è una comprensione infinita o un'assenza totale. Sono certo che tu appartenga alla prima categoria. Mi sono poste quelle domande, di esse ho memoria, della regione lasciata alla nascita una grande malinconia...la stessa che mi prende in mancanza della tua lettura.

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  2. Ti leggerò sempre, la pozione magica che mi ha stregata la hai ben preparata anni fa, e poi come i dolci veleni ogni giorno ho avuto la goccia che ha reso la pozione per sempre. Il mio sempre, quello materiale, quello che può esistere anche nella lettura di altri, facendo di tutta la tua produzione un cartaceo.
    Questa sera ti scrivo ho bisogno di chiarire. Ciao Enzo


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